Jung Kook gioca con la celebrità pop con Golden – Consequence

8 Min Read

Il più giovane membro dei BTS si esibisce in uno straordinario, anche se un po’ discontinuo, lavoro interamente in inglese.

di Mary Siroky
 novembre 2023

traduzione di Koreana

Come i fan dei BTS sanno bene il più giovane del gruppo, Jung Kook, ha una vena competitiva. E questo è un eufemismo: tutti sanno che Jung Kook ha un’etica del lavoro notevole, e dire che si spinge sempre a fare meglio del giorno prima sarebbe sminuirlo.

Parlando con Consequence in occasione dell’uscita del suo singolo “3D” feat. Jack Harlow, ha detto: “Quello che voglio fare è testare fino a che punto posso spingermi con la mia voce e le mie capacità. Fino a che punto posso andare completamente da solo?”. A questa domanda ha deciso di rispondere con il suo album completo da solista, Golden, che esce oggi, 3 novembre.

Sebbene il nome dell’album appaia qui nel testo, potrebbe anche sembrare un semplice riferimento a un soprannome di Jung Kook, conosciuto nel mondo del K-pop come il “giovane d’oro” o golden maknae. È un artista a tutto tondo, capace di fondere la sua voce, la sua presenza scenica e il suo stile di movimento per adattarsi a vari generi. Ma soprattutto, sa come usare il suo più grande strumento: la voce.

Siamo ormai entrati nel secondo capitolo dei BTS, un periodo che il gruppo ha destinato ai singoli membri per sperimentare suoni ed estetiche che non sempre trovano spazio nella musica che creano come squadra. Per j-hope si è trattato di dare uno scossone alla sua reputazione; per Jimin e SUGA, i loro progetti solisti hanno offerto spazio per elaborare le loro difficoltà e raggiungere la pace. V si è tuffato in un R&B jazzato e minimale, mentre RM si è confrontato con l’arte, l’eredità e il suo posto nel mondo.

Con Golden, la tesi è meno ovvia, ma i livelli sono altissimi. Il brano principale dell’album, “Standing Next to You”, è una vera e propria hit: è come se “Pied Piper”, una delle canzoni più amate dei BTS, si fosse scontrata con un brano di Michael Jackson, il che si tramuta una situazione in cui tutti vincono. Il break strumentale verso la fine – duro, rumoroso – ricorda un album di un’altra popstar globale, Harry’s House, mentre la coreografia include chiari cenni al Re del Pop.

LEGGI ANCHE  Cambio di marcia: Jung Kook ora guida nella sua corsia - Taylor Glasby

“Afterglow, leave your body golden like the sun and the moon”, canta, scivolando in quel suo falsetto apparentemente senza sforzo. Come la precedente “Seven” di Jung Kook feat. Latto (la canzone più veloce a raggiungere 1 miliardo di stream su Spotify), “Standing Next to You” si avvale della produzione di Andrew Watt e Cirkut.

Un altro punto luminoso arriva verso la fine del disco con “Closer to You”, un brano scuro, ricco, di ispirazione reggaeton per il quale Jung Kook ha collaborato con Major Lazer. Meno memorabile è la sua collaborazione con DJ Snake, “Please Don’t Change”. Jung Kook brilla nei versi, ma forse un ritornello che ripete “Please don’t change, because I love you the way you are” non colpisce allo stesso modo dopo averlo sentito pronunciare, con sentimento eloquente e pieno di amore, “I hear the ocean from far away/ Across the dream, past the woods/ Following this clarity, take my hands now” (sento l’oceano da lontano, attraverso il sogno, oltre i boschi), come nel suo brano “Euphoria”.

Jung Kook non è mai stato timido riguardo al suo amore per la discografia di Justin Bieber, e la saltellante “Too Sad to Dance” ricorda, dal punto di vista sonoro e strutturale, “Love Yourself” di Bieber. Nel frattempo, Ed Sheeran si lancia nell’orecchiabile “Yes or No”, un brano brillante e semplice che vede lo stesso Sheeran alla chitarra. Le armonie stratificate di “Yes or No” sono uno dei tanti esempi delle capacità vocali davvero notevoli di Jung Kook: ascoltandolo cantare sembra spesso di assistere a qualcuno che fa esattamente ciò per cui è stato messo su questa terra, anche quando le canzoni in sé non sono le più convincenti. “Hate You”, una ballata con un testo di Shawn Mendes, gli permette di giocare con il suo registro basso e di tornare a un tenore respirante nel ritornello.

Golden è un album interamente in inglese. Attraverso le collaborazioni e le pubblicazioni che hanno preceduto il progetto completo, Jung Kook ha chiarito che la sua era da solista è un luogo in cui spingere i propri limiti in questo senso, e il comunicato stampa di Golden sottolinea “la sua ambizione di diventare l’artista maschile solista dance del decennio”. I punti luminosi dell’album sono davvero abbaglianti, mentre al confronto alcune b-sides non sono altrettanto memorabili, e per questo motivo l’album sembra un po’ appesantito: le prime cinque tracce sono chiaramente dei bangers, ma l’energia cala nella seconda metà del disco.

LEGGI ANCHE  The MV of "Standing next to you" (Jung Kook, BTS) fly us to Budapest: exploring the Kelenföld Power Station, an Art Deco masterpiece

In un’intervista a Naver, Jung Kook ha confermato che questo album è “rivolto al mercato musicale d’oltreoceano”. Il suo obiettivo è esplicitamente quello di creare un disco pop di grande impatto, e ci è riuscito, anche se alcune di queste canzoni non sono sempre all’altezza dei suoi punti di forza. Jung Kook è un interprete assolutamente affascinante che infonde nel suo lavoro il fascino e l’intensità che lo contraddistinguono, una dinamica che si scontra con una canzone poco brillante come “Somebody” (che presenta anche un mix particolarmente strano della sua voce nella prima strofa). Jung Kook è eccezionale, ma alcune di queste canzoni non riescono a portarlo al livello successivo.

Nell’ambito di Golden, ci rendiamo conto di quanto sia stata grandiosa l’idea di Jung Kook di iniziare la sua carriera da solista con “Seven”; la hit numero 1 è irresistibile ora come lo era al momento dell’uscita a luglio. Molti artisti pop si sarebbero potuti accontentare dell’enorme successo di una canzone del genere e non avrebbero sentito il bisogno di convogliare quell’energia in un progetto completo – ma, come è stato stabilito, Jung Kook non è la maggior parte degli artisti pop. Anche nei momenti meno memorabili di Golden, Jung Kook rimane interessante, utilizzando la sua voce con precisione assoluta. Questa pare essere una delle cose che sembra legare i membri dei BTS, nonostante le chiare differenze nei loro stili solisti: la loro immensa cura per il proprio mestiere rende tutti i loro lavori coerenti l’uno con l’altro.

Ciò che è chiaro è che Jung Kook ha deciso di consolidarsi come pop star globale. Buona fortuna a chiunque cerchi di ostacolarlo.

Fonte originale qui

Puoi ascoltare GOLDEN qui

 

Share This Article
Team delle traduzioni di Koreami.org