La star descrive il suono ispirato al jazz del suo nuovo album e ci racconta come sta contemplando dove vuole andare nella vita
di Michelle Hyun Kim
settembre 2023
traduzione di Koreana
Certo, V ha raggiunto lo status di idol durante la sua decennale carriera con i BTS, ha ricevuto riconoscimenti come attore per il suo ruolo di supporto nel dramma coreano del 2016 Hwarang e si è creato un’identità come cantautore. Ma è più che felice di ammettere che non ha ancora capito tutto.
Negli ultimi tre anni il musicista e attore ventisettenne, nato Kim Taehyung, ha scritto continuamente canzoni, condividendole coi fan in occasionali video livestream per poi buttarle e ricominciare tutto da capo. Tutto questo per trovare la giusta direzione per l’album di debutto da solista che alla fine è diventato Layover, in uscita venerdì (8 settembre 2023, NdT).
Mentre lavorava all’LP, V si è trovato a riflettere sulla traiettoria della sua carriera. Il tutto è avvenuto proprio mentre l’identità dei BTS era in piena evoluzione: Il gruppo ha raggiunto un nuovo successo globale con “Dynamite” del 2020 e “Butter” del 2021, ma i membri si sono concentrati sulle loro carriere da solisti nel 2022. Proprio mentre V sperimentava diversi generi e stili di scrittura, si è reso conto di non voler correre furiosamente verso una destinazione finale. Ha realizzato di essere una persona che ha bisogno di fare delle deviazioni, di trovare nuove possibilità lungo la strada, di godersi il viaggio.
“Invece di prendere una strada diretta, ci si può fermare da qualche parte e rimanerci per un po’, o trasferirsi, o fare un pit-stop”, dice a Rolling Stone attraverso un interprete in una torrida giornata estiva a Seul. “Sentivo che la mia vita, ovunque fosse diretta, non avrebbe seguito un percorso diretto”.
Sapeva che sarebbe arrivato il suo momento, mentre guardava i suoi compagni pubblicare i loro lavori da solisti uno dopo l’altro. Lentamente, V ha rielaborato i testi e formato le canzoni che compongono Layover. Attraverso l’R&B lento e il pop ispirato al soul, l’artista si lascia avvolgere da stati d’animo stratificati: nostalgia, tristezza, desiderio. Utilizzando immagini di giorni di pioggia e cieli notturni, trasmette lo stato contemplativo della sua vita quotidiana. In breve, sa come creare un’atmosfera che, nell’era di TikTok, è diventata un’abilità essenziale.
Layover affonda le sue radici nei precedenti brani da solista di V, tra cui “Scenery” e “Winter Bear” del 2019. Nel 2020 ha pubblicato la ballata malinconica “Blue & Grey” con i BTS, utilizzando immagini minimali di strade fiorite e neve per esprimere il suo mondo interiore di dolore e solitudine. Layover è anche pieno di sentimenti complicati che circondano un senso di nostalgia, con la sua romanticizzazione del passato e tutti i suoi rimpianti. Si tratta di idee che V aveva iniziato a esplorare attraverso le OST per drammi coreani come “Sweet Night”, per Itaewon Class del 2020, e “Christmas Tree”, per Our Beloved Summer del 2021. Sono anche una testimonianza della sua crescita come artista da quando è entrato a far parte della Big Hit Entertainment, all’età di 15 anni. Con i BTS ha dimostrato la sua versatilità e il suo carisma: una voce hip-hop alla DMX (Rapper statunitense morto nel 2021, NdT), competenze di danza su ritmi ad alto tasso di energia e un divertente rap. Ora sta intraprendendo un viaggio tutto suo, stabilendo lui stesso l’itinerario.
“Sto appena iniziando a dipingere il quadro che è Kim Taehyung”, dice V.
V si è occupato delle canzoni di Layover, mentre l’album è stato prodotto da Min Hee Jin, CEO di ADOR (un’etichetta sussidiaria di HYBE), nota per il suo lavoro con le NewJeans, un gruppo che prende ispirazione dallo spirito degli anni Novanta. Layover, tuttavia, si spinge ancora più indietro nel passato, con la sua tavolozza di pianoforti jazz, bassi caldi e assoli di flauto svolazzanti che attingono dall’amore di V per il jazz e la musica classica.
Il progetto è anche una vetrina del ricco tono baritonale di V, che sottolinea come abbia a lungo idolatrato ed emulato artisti classici del calibro di Chet Baker, Frank Sinatra e Sammy Davis Jr. Ex sassofonista che si è dilettato anche nell’apprendimento della tromba e del violino, la sua voce trasmette un mondo di sensazioni grazie a lievi aggiustamenti dell’inflessione e del ritmo. Sebbene il suo tono sia caldo, è sempre ombreggiato da una sfumatura di tristezza, un tocco di “blu”. L’atmosfera è malinconica, ma allo stesso tempo luminosa.
Eppure, durante la conversazione che abbiamo intrattenuto, il comportamento di V è l’opposto della tristezza. A sprazzi giocoso, approfitta del tempo che il traduttore dedica all’interpretazione in inglese per disegnare una faccia strana sulla lavagna nella sala riunioni della HYBE. Poi fa finta di non sapere che ci sia, quando glielo chiedo. Durante il resto della conversazione, mi offre sinceramente i suoi pensieri sul processo di scrittura delle canzoni, sull’osservazione dei suoi compagni dei BTS, che hanno già pubblicato i loro lavori da solisti, sulla sua ossessione per il paesaggio e su come definirebbe personalmente il concetto di “romanticismo”.
Qual è il significato del titolo di questo album, Layover? Che tipo di pensieri o sentimenti ti suscita una sosta e come li hai espressi nelle canzoni?
Il titolo Layover è nato mentre contemplavo la destinazione finale della mia vita e della mia carriera e il modo per arrivarci. Il titolo del mio primo album da solista, Layover, vuole rappresentare un punto di partenza, come se avessi appena iniziato a dipingere il quadro che è Kim Taehyung.
Ho capito che c’è una lunga strada da percorrere per arrivare alla destinazione finale della mia vita. Ci sono molti modi diversi per arrivare a quella destinazione finale. Perché non darsi il tempo di riposare, guardarsi indietro e creare nuovi obiettivi? Pensando a tutto questo, ho deciso di chiamarlo Layover. Spero davvero che gli ascoltatori di questo album lo prendano come un’opportunità per riflettere sulla propria vita, pensare ai propri obiettivi e prendersi dei momenti di riposo quando ne hanno bisogno.
L’anno scorso, su Weverse Magazine, hai detto di aver scartato tutte le canzoni che avevi già realizzato per questo album solista e di aver ricominciato da capo. Quando hai ricominciato, hai deciso di andare in una direzione completamente nuova?
Negli ultimi tre o quattro anni ho continuato a scrivere canzoni e a fare musica. In tutto questo tempo, la cosa che mi preoccupava di più era che i miei gusti e le mie preferenze, il tipo di musica che volevo fare, cambiavano ogni anno, ogni mese. Si può dire che ero molto ambizioso riguardo a questo album da solista. Avevo un atteggiamento del tipo: “Voglio mostrare questo e voglio mostrare quello”, ed è per questo che lo stile [delle canzoni] ha continuato a evolversi.
Quando riascolto la musica che ho fatto dopo che è passato un po’ di tempo, posso vedere le parti che avrebbero potuto essere migliorate e come sono diverse dal punto in cui mi trovo ora. Poiché si tratta del mio primo album da solista, credo anche di essere stato un po’ timido, e per questo il processo è stato più lungo del previsto. Ma poiché in futuro ci saranno altre occasioni per presentare le canzoni che ho scritto, ho pensato che era ora di presentarmi al mondo come artista solista. Così l’album riflette una varietà di stili musicali diversi che mostrano chi sono. Sto continuando a scrivere canzoni anche adesso, la musica a cui sto lavorando ora è stilisticamente diversa da questo album.
Per Layover, cosa volevi ottenere con lo stile di produzione? Quando l’ho ascoltato, personalmente ho sentito che c’erano influenze di jazz e musica classica.
Come hai detto tu, il jazz e la classica sono i miei generi preferiti, quindi credo di aver sempre avuto il desiderio di provare a produrli io stesso. È la musica con cui sono cresciuto. Ogni volta che avevo del tempo libero, o quando c’era una pausa tra un lavoro e l’altro, tendevo a tornare a quegli stili. Provavo un senso di conforto ascoltandoli, quindi volevo davvero provare a fare musica che portasse quella sensazione di consolazione anche al pubblico. Mentre preparavo questo album, ho pensato: “Visto che questa è la musica che è sempre stata la mia fonte di conforto, perché non provare a restituire questa sensazione ad ARMY?”.
Quando ha iniziato ad ascoltare il jazz e cosa ti attira di questo genere?
Ho iniziato ad ascoltare il jazz quando avevo circa 14 anni, durante il primo anno di scuola media, ma non è stata una vera e propria scelta. Avevo iniziato a suonare il sassofono e dovevo esercitarmi per gli esami di ammissione alla scuola, quindi ascoltavo molto jazz. Ma all’epoca lo odiavo davvero. Dicevo a me stesso che non l’avrei mai più ascoltato dopo aver finito [di prepararmi]. Ma con il passare del tempo ha iniziato a ricomparire, ancora e ancora. Avete presente quando camminate per strada e sentite della musica di sfuggita? Ho iniziato a sentire canzoni jazz che riconoscevo, come “Oh, questa la conosco! Oh, questa è quella canzone!” E improvvisamente mi è sembrata molto rinvigorente. Il jazz ha iniziato ad avere un nuovo significato, perché non faceva parte del mio lavoro o dei miei studi. Dopo averlo ascoltato in modo più naturale, ho iniziato a innamorarmi del genere e a vederne i pregi. Credo che sia stato intorno ai vent’anni che ho riscoperto il mio amore per il jazz.
Anche a causa dell’influenza del jazz, questo album evoca sentimenti di nostalgia per il passato. Pensi di essere una persona nostalgica?
Penso che si possa pensare che sia collegato alla serie The Most Beautiful Moment in Life dei BTS, che parla il tema della giovinezza. Sai, quando guardi al tuo passato e ti senti senti sentimentale per quei vecchi ricordi. Quella strana sensazione che si prova riflettendo sul proprio passato e pensando: “Vorrei poter tornare a quei bei tempi andati…”. Credo che questo sentimento generale si rifletta anche in questo album. In particolare, la canzone “Love Me Again” parla del ricordo e del desiderio di tornare al passato. Credo che queste idee si riflettano anche nel video musicale. Quindi, in breve, la mia giovinezza non è finita. Giusto?
Oh, sicuramente. Sei ancora giovane. Come abbiamo detto entrambi, credo che molti giovani di oggi abbiano nostalgia di un’epoca più antica e tendono a romanzarla. Per te, cosa significa la parola “romanticismo”?
Credo di vivere con la parola “romanticismo” in bocca. Fa parte del mio vocabolario. Tendo ad apprezzare molto l’atmosfera e la vibrazione nelle scene di vita quotidiana. Credo di essere il tipo di persona che cerca di trovare un significato in ogni cosa. Quindi, che si tratti di andare in posti bellissimi o di mangiare cibo delizioso o di guardare un bel paesaggio… il romanticismo è questo per me. Come si dice: “Vivi con stile, muori con stile”.
In questo album e nelle canzoni che hai scritto in passato, tendi a fare riferimento alla natura, che si tratti di pioggia, neve, luna o notte. È perché vuoi esprimere i tuoi sentimenti attraverso questo tipo di immagini?
Sì. É per via del nostro leader, RM. Il nostro leader RM è davvero bravo a scrivere testi in modo poetico, quindi imparo sempre da lui. Quindi, ogni volta che studio i testi e li scrivo io stesso, tendo a gravitare verso le mie parole preferite. “Notte” viene fuori spesso, perché è il momento della giornata che preferisco, è il momento della mia vita in cui penso e rifletto di più. “Neve” viene fuori perché indica la mia stagione preferita. Anche “Alba” è molto bella. Posso essere una persona che pensa in modo unidimensionale o semplice, quindi cerco di abbellire le mie canzoni con le mie parole preferite. Una per una, cerco di far emergere [la bellezza di queste parole]. A questo proposito, cerco di imparare da RM.
Mentre guardavi i tuoi compagni dei BTS pubblicare i loro album e singoli da solisti lo scorso anno, hai imparato o preso qualcosa su come pubblicare il tuo progetto?
Prima di tutto, mi sono assicurato di guardare le performance sul palco di tutti i miei colleghi, uno per uno. Non ho mai visto nessun altro al mondo essere un fan dei miei compagni come lo sono io. Credo che osservare da vicino i miei compagni mi abbia davvero motivato. Naturalmente ero orgoglioso dei loro successi, ma mi venivano anche le lacrime e mi commuovevo guardando la loro passione sul palco, quanto fossero forti. Allo stesso tempo, ho iniziato a essere nervoso perché sapevo che sarebbe arrivato il mio turno. Onestamente, è per questo che ho cambiato molti dei testi [di questo album]. Ho pensato che avrei dovuto essere attento, riflessivo e premuroso nei confronti di queste canzoni. Dopo aver visto il loro materiale, ho pensato: “Devo lavorare davvero sodo su questo”.
Qualcuno dei tuoi colleghi ti ha aiutato in modo specifico con questo album? O c’è qualche feedback che ti hanno dato quando hanno ascoltato le canzoni?
Non me ne sono reso conto all’epoca, ma in realtà non ho mostrato molto le canzoni in lavorazione ai miei compagni. All’inizio, dato che J-Hope è stato il primo a pubblicare il suo album da solista, ha ascoltato le mie canzoni. Anche Jung Kook ha ascoltato i miei lavori con me e abbiamo discusso molto su quale dovesse essere la direzione. Ma quello che penso sia davvero interessante, soprattutto dopo aver parlato con tutti loro, è che tutti e sette abbiamo un colore unico quando si tratta di musica. Il nostro approccio è completamente diverso e anche il modo in cui vogliamo che siano le nostre performance, credo che questo abbia reso le discussioni molto divertenti.
E come mai non hai mostrato le canzoni agli altri membri?
È solo che non abbiamo avuto molte occasioni per incontrarci di persona, perché eravamo tutti impegnati con le nostre faccende personali. Per quanto mi riguarda, all’epoca stavo girando lo show Jinny’s Kitchen. Quindi, ogni volta che avevamo la possibilità di incontrarci, ci aggiornavamo sulla vita e non avevamo la possibilità di parlare di musica.
So che Min Hee Jin ha prodotto questo album. Puoi spiegare un po’ il processo di collaborazione con lei? Che tipo di dialogo avete avuto?
Mi trovavo in un periodo in cui pensavo molto: “Qual è la destinazione finale della mia vita?”. Così, quando abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto, ho avuto l’opportunità di parlare con Min Hee Jin e abbiamo finito per avere una conversazione molto lunga, condividendo tutte le diverse idee, anche quelle più piccole, e cercando punti di contatto. Nelle aree che io trascuravo, lei aveva un’idea per ogni cosa. Questo album è stato il risultato della combinazione di entrambe le nostre idee, ed è stato un processo divertente.
Andiamo d’accordo anche a livello personale. Penso che sia una persona che capisce davvero quali sono i miei punti di forza e le mie passioni. È stata davvero brava a cogliere tutti i miei talenti e le mie caratteristiche e a farli emergere per questo album. Seguendo la mia personalità, non volevo che questo album sembrasse un’opera d’arte grande e importante. Volevo invece che fosse naturale e semplice, come un piccolo regalo per i miei ascoltatori.
Per fare una domanda sulla recitazione, ho letto che desideri molto interpretare un cattivo, il che suona inaspettato. Mi chiedo perché questo tipo di ruolo ti attragga.
Sono una persona che ama molto guardare i film. Ogni volta che lo faccio, mi sento naturalmente attratto più dai personaggi cattivi che dagli eroi. Quando si guarda un film, bisogna guardare il quadro generale, la foresta per gli alberi – come si dice. Penso che i cattivi abbiano un ruolo molto importante nel rendere completo il quadro generale; devono davvero vendere il proprio carisma per dare vita al film. Se il cattivo non ha una vera profondità nel suo personaggio, o se non c’è chimica tra i personaggi, neanche l’eroe può brillare. Quindi finisco sempre per osservare attentamente i personaggi cattivi. Ho detto a molti amici e persone intorno a me che ora ho l’ambizione di interpretare un cattivo almeno una volta.
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