Ecco cosa si vede se si guarda nel cuore di Jimin – Weverse Magazine

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Recensione del Production Diary di Jimin

Novembre 2023
di Randy Suh

traduzione di Koreana

Se dovessi descrivere Jimin con una sola parola, questa sarebbe “accattivante”. Ha un aspetto affascinante ed è un ballerino fantastico, ma ciò che mi piace di più di lui è il modo in cui canta. C’è un fascino diabolico della sua voce. La sua impronta vocale unica è delicata come l’inchiostro rilasciato da una penna sottile, ma allo stesso tempo risoluta, e c’è una sorta di bellezza turbolenta in questo, un carisma che fa girare la testa. Non importa quale canzone stia cantando, la sola presenza della sua voce porta con sé ciò che può essere descritto solo come luce, che sia il sottile scintillio di una stella nel cielo o un fulmine. Nella canzone “Angel Pt. 1”, tratta dall’ultimo film di Fast & Furious, Jimin aggiunge un lampo improvviso alla canzone con la sua sola voce, anche se ripete sempre la stessa melodia. Questo è il tipo di voce che ha.

I primi 10 anni di carriera di Jimin sono stati costellati da una serie di momenti leggendari, mozzafiato: il momento “333”, al minuto 3.33 dell’MV di “FIRE”; il display della sua maestria in tutti e tre gli aspetti – danza, voce ed espressività – nell’intro di “Blood Sweat & Tears”; il modo in cui danza come un fiore di ciliegio che cade in “Spring Day”; la potenza espressiva della sua performance in “Black Swan”; le esibizioni alle cerimonie di premiazione e agli spettacoli di fine anno, come la sua cover di “Perfect Man” e la sua perfomance con i ventagli. Tra gli idol del K-pop, Jimin è già considerato un maestro, e tra i più grandi artisti della sua generazione. Il modo in cui Jimin illumina il palco è così ammirevole che, se esiste un ideale a cui un idol deve aspirare, Jimin l’ha sicuramente già raggiunto.

Ma per perfezionare la sua arte, Jimin sembra aver lottato contro l’insicurezza e l’ansia. Nei filmati girati prima, durante e dopo le sue esibizioni da solista e quando si è esibito ai principali eventi di fine anno, appare spesso angosciato. Questo nonostante il fatto le esibizioni siano un enorme successo. In un recente episodio di SUCHWITA con ospite TAEMIN (dove Jimin ha fatto un’apparizione a sorpresa), SUGA ha raccontato di come, quando Jimin sta per salire sul palco, gli altri membri dei BTS “pregano mentre lo guardano: ‘Jimin, per favore non essere nervoso sul palco!”. Jimin si esibisce in performance che non potrebbero essere più magnifiche, ma si spinge sempre a fare qualcosa di ancora più vicino alla perfezione. Per questo motivo, dice, è stato irremovibile sul fare molta pratica. La sua tendenza al perfezionismo deve essere un’arma a doppio taglio: lo spinge a realizzare performance mozzafiato, ma gli provoca anche un’ansia divorante.

Durante il Chapter 2 dei BTS, Jimin ha pubblicato l’EP FACE, il suo primo album da solista. Considerando le canzoni da solista che aveva già realizzato negli album del gruppo BTS, mi aspettavo che i brani dell’EP fossero altrettanto allegri. Ma FACE è stata una sorpresa che è andata oltre tutte le mie spettative. Le canzoni dell’album non sono state commissionate a diversi autori, ma sono state scritte nell’arco di 10 mesi da un gruppo di tre produttori dello stesso studio, in un processo creativo molto affiatato. Il risultato è un disco che, come suggerisce il titolo, offre uno scorcio di Jimin completamente smascherato. Inoltre, suggerisce che l’artista sta finalmente affrontando le insicurezze, le trepidazioni e le difficoltà nei rapporti interpersonali che lo hanno perseguitato.

“Jimin’s Production Diary” è un documentario pubblicato da Weverse che descrive in dettaglio l’intero processo che l’artista ha affrontato. Come l’album, anche il titolo del documentario è semplice. Il punto di lancio della carriera da solista di Jimin dimostra che lui non è solo un ideale a cui un idol in erba dovrebbe aspirare, o una persona dal fascino diabolico, ma di una persona vera: uno studente della scuola dei BTS, dove ha imparato a fare musica così come a interagire con i fan, alla maniera dei BTS.
Con FACE, Jimin è diventato il terzo membro dei BTS a contribuire al secondo capitolo, il primo fra i membri della vocal line. La rap line dei BTS comprende RM, SUGA e j-hope, mentre quella vocale comprende Jin, Jimin, V e Jung Kook. Sebbene la divisione tra queste due parti non sia rigida, la visione originale del gruppo prevedeva che i rapper si concentrassero sull’hip hop e che i vocalist si orientassero maggiormente verso la tipica figura di idol del K-pop degli anni 2010. In una mossa senza precedenti per il 2013, l’unione di queste due parti ha creato una reazione chimica che sintetizza hip hop e musica idol.

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Per i primi anni del gruppo, la responsabilità di fare musica è ricaduta in gran parte sui membri della rap line. Anche prima di Chapter 2, ognuno di loro aveva già pubblicato almeno un mixtape e aveva esperienza anche nella produzione di album. I membri della vocal line in passato hanno scritto alcune canzoni per gli album del gruppo e pubblicato dei brani propri. Anche prima che nascesse l’idea di un Chapter 2 e delle carriere soliste, i membri dei BTS avevano già previsto di pubblicare i loro mixtape autoprodotti. Il Chapter 2 sembra aver dato loro due strade: pubblicare qualcosa di prodotto individualmente come un mixtape, o cercare un aiuto esterno. Nel video di commento al documentario, Jimin dice che, mentre lavorava all’album, pensava al tipo di performance che avrebbe potuto offrire tramite le canzoni.

Alla fine, però, Jimin ha optato per una musica che prendesse tutto di lui e l’ha racchiusa tutta in un unico album. Verso la fine del 2018 ha pubblicato la sua prima canzone acustica, “Promise”. Durante una V LIVE post rilascio ha spiegato che, lavorando alla canzone, aveva trovato un modo per liberare le emozioni a lungo represse. FACE può essere visto come un’estensione di ciò. Se si guarda indietro, ora che tutti e sette i membri dei BTS hanno pubblicato i loro lavori da solisti, Jimin è stato il primo della vocal line a pubblicare un album di confessioni, scritto con un ristretto gruppo di produttori.

Sapendo com’è fatto, avrei potuto pensare che il processo di produzione dell’album lo avrebbe potuto mettere sotto una una notevole pressione, ma nel suo Production Diary Jimin non sembra essere così preoccupato. Certo, le difficoltà del lavoro creativo sono in bella mostra, ma è evidente quanto sia felice e quanto si stia divertendo. Nel documentario, vediamo l’artista al lavoro con un gruppo selezionato di persone fidate e non, impegnato in una serie di incontri con persone diverse. Uno dei temi centrali dell’album di Jimin è la sensazione di essere delusi dalle relazioni che si hanno con altre persone. Allo stesso tempo, con il passare del tempo, è proprio grazie alle relazioni con gli altri che trova la forza di andare avanti. Si vede Jimin ballare con i produttori entusiasta dei ritmi su cui stanno lavorando ed esclamare quanto si stia divertendo. 

È sorprendente vedere il membro dei BTS scoprire quanto sia divertente fare musica mentre va avanti. Sebbene trascorra la maggior parte del tempo in luoghi tutto sommato banali – il suo salotto, la casa del produttore Pdogg (che praticamente diventa anche la sua), lo studio della casa discografica, la cabina di registrazione – Jimin attraversa l’intera gamma delle emozioni umane, dimostrando di essere più di un semplice cantante.
Il documentario offre anche uno sguardo alle altre persone che hanno contribuito alla realizzazione dell’album. 

I produttori di BIGHIT MUSIC, Pdogg, GHSTLOOP ed EVAN appaiono praticamente in ogni scena, e il modo in cui se ne stanno seduti a rimbalzarsi le idee l’uno con l’altro e a creare musica in maniera estemporanea ricorda il modo in cui lavorano le band. Dopo aver praticamente vissuto insieme per 10 mesi, nel quiz show del documentario Jimin è arrivato a chiamare i quattro la Smeraldo Garden Marching Band. La BIGHIT MUSIC ha una storia di pubblicazioni di canzoni scritte e prodotte internamente, come ad esempio “FAKE LOVE”, il singolo principale dell’album del 2018 dei BTS, LOVE YOURSELF: Tear. Questo spiega perché la musica appare relativamente eterodiretta e introspettiva rispetto all’approccio abituale del K-pop, in cui i titoli di coda presentano lunghe liste di nomi di gruppi musicali o un catalogo di A&R (Artists and Repertoire, NdT). È particolarmente interessante se si considera che l’album ha raggiunto il primo posto in diverse classifiche, tra cui la Billboard Hot 100.

Anche gli altri membri dei BTS fanno delle apparizioni nel documentario. RM, per esempio, interviene quando il testo della prima parte del singolo principale non è del tutto chiaro e dà qualche consiglio. RM aiuta Jimin a ordinare le sue emozioni dopo averle scritte sulla pagina: “Si tratta dell’intenzione della canzone”, dice, spiegando che un artista deve conoscerla come le sue tasche; “penso che tu abbia bisogno di quello”, aggiunge, ribadendo l’importanza della narrazione; “scrivi la tua bozza”, istruisce. Anche Jung Kook compare nel brano “Letter” che Jimin ha scritto per i fan, offrendo come sempre un’incredibile performance per il ritornello. Fa la sua comparsa anche j-hope, che è stato il primo a pubblicare musica nel Chapter 2, con il suo album Jack In The Box. Dà a Jimin alcuni consigli simpatici e sensati per il membro dei BTS che si sente in difficoltà nell’affrontare questa sfida monumentale per la prima volta: “Dopo averci provato una volta, vedrai chiaramente dove” concentrare i tuoi sforzi la prossima volta. Nel video di commento apprendiamo anche che “Set Me Free Pt.2” si chiama così perché SUGA doveva essere originariamente il rapper presente del brano, il titolo è un riferimento a “Interlude: Set me free”, un brano del mixtape D2 di SUGA.

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Ciò che salta all’occhio più volte nel documentario è la perseveranza di Jimin. Anche quando si da pena tutta la notte per cercare di mettere a punto i testi, si rifiuta di mollare. Così come si esercita fino allo sfinimento nelle coreografie, si ostina fino all’ultimo a scrivere canzoni. Ciò che rende la scrittura delle canzoni diversa dalla danza è che senza dubbio si è trovato ad affrontare le proprie emozioni e a gestirle durante la scrittura. A un certo punto del video di commento, Jimin dice di essersi sentito come un bambino “che scrive da sempre nel suo diario” e che ora ha “ne ha mostrato una parte”. Lo dice di sfuggita, ma dal modo in cui dice “sempre” si capisce la sofferenza che ha vissuto.

Tutti sanno che i membri dei BTS adorano esibirsi. Il motivo per cui provano il brivido e l’eccitazione sul palco è che tra il pubblico c’è ARMY. Quando fanno musica, la fanno in attesa di un futuro in cui potranno vedere il loro pubblico e raggiungere tutti gli ascoltatori: in altre parole, è un esercizio di gratificazione ritardata. Si dice che, quando il mondo ha chiuso le porte durante la soffocante pandemia di COVID-19, Jimin abbia attraversato il momento più difficile della sua intera carriera. Ma ciononostante si è chiuso in casa, questa volta di sua spontanea volontà, per creare FACE. È difficile guardare dentro di sé e affrontare il vero sé. È logico che sia doloroso se si rievocano momenti emotivamente difficili, affrontarli di nuovo e metterli in musica. Le canzoni non devono necessariamente essere un mezzo per esporre tutta la propria anima, ma è esattamente quello che Jimin ha scelto di fare, e ha perseguito nel suo compito con assoluta onestà, proprio come RM ha fatto con il suo mixtape omonimo e SUGA ha fatto con Agust D, agli inizi dei BTS. Come se fosse qualcosa che era necessario fare.

Dopo aver visto il Production Diary, la sensazione che si ha è che il Jimin che ha pubblicato FACE sia nettamente diverso da quello di prima. L’insicurezza e l’ansia sono ancora presenti, ma ora che ha sperimentato la sensazione di liberazione derivante dall’aver affrontato il suo bagaglio emotivo, sono quasi certo che non crollerà quando arriverà il momento di affrontare una nuova sfida. Non vedo l’ora di vedere quale sarà la prossima mossa di Jimin, ora che è più che mai orientato alla crescita e ha trovato un terreno più solido. In qualità di fan della sua voce, è particolarmente bello poterlo aspettare, perché so che farà ancora molte magie. Posso dire con assoluta certezza che l’unica persona al mondo che può cantare come Jimin è Jimin. Ho la sensazione di aver potuto intravedere l’uomo che lavorerà al prossimo progetto, utilizzando tutto ciò che ha imparato aprendosi e guardandosi dentro durante la scrittura e la promozione di questo album.

 

La scena più memorabile dell’intero documentario è quella in cui l’artista, dopo aver finito di lavorare all’album, dice: “È stata l’occasione per capire meglio cosa dovrei fare. Posso dire che ci sono altre cose che voglio fare”. Nonostante Jimin abbia ottenuto così tanto e abbia sofferto ancora di più, ha ancora gli stessi occhi scintillanti di un sognatore.

Photo Credit. BANGTANTV YouTube
Fonte originale qui

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Team delle traduzioni di Koreami.org