Nel frastuono di un paesaggio digitale saturo di vlog rumorosi e challenge urlate, trovare il canale YouTube di Seoul Drive è stato come aprire una finestra su una dimensione sospesa, silenziosa e bellissima. Da vera cultrice di canali che esplorano le mille sfaccettature della capitale coreana, passo spesso le mie serate a caccia di quei panorami che mi sono così cari e che non vedo l’ora di rivedere. È stato proprio durante una di queste peregrinazioni notturne che mi sono imbattuta, quasi per caso, nei suoi video.
Sullo schermo, solo la strada che si srotolava direttamente davanti ai miei occhi. Era come essere seduti al posto di guida, immersi nella notte di Seoul. Nessun commento, nessuna faccia, nessun filtro. Solo il suono puro della città che si mescolava a una musica capace di sciogliere la tensione istantaneamente. Non si trattava solo di un visual tecnicamente impeccabile; quello che mi ha colpito è stata la trasmissione immediata di una sensazione terapeutica specifica, una forma di healing digitale potente quanto inaspettata.
La mia curiosità ha preso il sopravvento. Mi sono chiesta: chi si nasconde dietro quel volante? Nasce tutto da un bisogno personale? Così, ho seguito l’istinto. D’impulso, ho scritto una mail al creator, con quell’entusiasmo un po’ reckless che mi caratterizza, per indagare sulla genesi del progetto.
Le risposte che ho ricevuto durante la nostra conversazione e-mail hanno confermato ogni mia intuizione. Il videomaker – di cui rispetto l’assoluto anonimato, senza sapere se sia uomo o donna o quanti anni abbia – mi ha spiegato che il progetto esiste per catturare l’“ora tranquilla”: quei momenti in cui la città, frenetica di giorno, inizia a respirare solo dopo il buio. E la rivelazione più affascinante riguarda il suono: compone tutta la musica in autonomia, rigorosamente “a memoria” e giorni dopo aver guidato, per rivivere quei momenti e riempire con le note quei vuoti emotivi che la telecamera, da sola, non può catturare.
Col tempo, il nostro dialogo si è trasformato nella proposta di offrirgli uno spazio che trattasse il suo lavoro non come contenuto “usa e getta”, ma come la forma d’arte che è. E questo è anche il motivo per cui, oltre a questa intervista, sulla home page di koreami trovate, da qualche giorno a questa parte, accesso diretto ai suoi video.
Ecco la nostra conversazione su come trasformare il traffico… in mindfulness.
Dentro la mente di Seoul Drive
Molti vivono la guida nel traffico come fonte di stress. Tu, invece, la trasformi in un atto di “presenza”. C’è un momento esatto, un “click” mentale, in cui il tragitto smette di essere un semplice spostamento e diventa un’esperienza di mindfulness?
Quando mi concentro interamente sul presente — su ciò che vedo, sento e percepisco — la guida diventa naturalmente un momento di immersione. Credo che guidare diventi stressante quando lasciamo che trasporti le nostre emozioni o le amplifichi. Ma se lo trattiamo come un passo verso la presenza piuttosto che come uno sfogo, l’esperienza cambia completamente.
La tua auto sembra più di un semplice veicolo: è uno studio mobile, un bozzolo protettivo, un punto di osservazione. Qual è il tuo rapporto con lo spazio fisico dell’abitacolo mentre sei immerso nella città?
Per me, l’auto è sia un confine che una finestra. È uno spazio chiuso, eppure aperto allo stesso tempo: un piccolo palcoscenico da cui incontro la città. Quando guido attraverso Seul e guardo fuori dal finestrino, la città sembra un enorme set cinematografico, e io mi sento una piccola parte di quella scena.
Per chi ama guidare, ogni strada ha una sua personalità. C’è un percorso a Seul — un ponte, un tunnel o un viale alberato — che ha un significato emotivo speciale per te?
Mi sono sempre sentit* attratt* dai ponti sul fiume Han. Il Ponte Jamsu e il Ponte Dongho, in particolare, evocano in me qualcosa di unico. Il Jamsu accoglie sia auto che pedoni, ma è costruito per camminare: le sue pendenze dolci, il luccichio del fiume, il vento… riportano naturalmente a galla i ricordi. Il Ponte Dongho offre un’emozione diversa. Quando lo attraversi da Apgujeong verso nord di notte, i densi raggruppamenti di luci degli appartamenti sembrano luci stellari, o persino un tradizionale paravento coreano steso sulla collina.
In una nostra conversazione precedente, hai descritto la Seul notturna come una città che “respira” e diventa “più onesta”. Se potessi descrivere il “respiro” dei diversi quartieri, quali suoni e ritmi assoceresti a ciascuno?
Gangnam respira veloce e tagliente, quasi come la musica EDM: skyline verticali, linee dure, movimento costante. Samcheong-dong e Hyehwa sembrano più musica classica, con ritmi più morbidi e paesaggi bassi e orizzontali.Hongdae e Yeonhui-dong hanno la spontaneità del jazz; elementi imprevedibili si ripetono e si trasformano.Yeouido è una linea di basso stabile: ferma, controllata, ripetitiva.
L’acqua, che sia la pioggia sull’asfalto o lo scorrere lento del fiume Han, è un elemento ricorrente nella tua estetica. Che ruolo gioca nella tua percezione emotiva di Seul?
L’acqua è uno specchio emotivo. L’ampio e lento fiume Han porta con sé una calma profonda, mentre la sua superficie riflette le luci di Seul come bagliori dello sguardo stesso della città. In quei riflessi, anche la nostra realtà e le nostre emozioni appaiono silenziosamente.
Oltre alle luci e al movimento, quali sono gli odori o le sensazioni quasi impercettibili della Seul notturna che cerchi di catturare?
Il profumo dell’aria notturna di Seoul attraverso un finestrino socchiuso, la brezza lungo il fiume Han, le tracce improvvise di profumo o cibo vicino a Apgujeong Rodeo, gli aromi stratificati dei mercati notturni a Nonhyeon….Queste sono sensazioni sconosciute a chi non ha vissuto qui, eppure ognuno ha il proprio equivalente locale. La mia intenzione è evocare quei ricordi personali negli spettatori, lasciando che immaginino la loro versione di Seoul mentre guardano.
Il fatto che tu componga ogni singola traccia musicale aggiunge una profondità incredibile al progetto. Cosa ti ha spinto a diventare anche il/la “sound designer” delle tue esperienze?
Mentre il ritmo di Seoul passa attraverso il “mio” filtro, appaiono certi spazi vuoti: momenti che non possono essere completati dalla musica commerciale. Avevo bisogno di una musica che fluisse gentilmente come le immagini, e che a volte si interrompesse bruscamente. Quella leggera imperfezione mi sembrava essenziale per il mondo di Seoul Drive, quindi ho scelto di creare le tracce da sol*.
Il tuo processo di composizione “a memoria” è affascinante. Ci puoi guidare attraverso questo viaggio?
I ricordi vividi sono solitamente dominati dalle immagini, non dai suoni. Quindi aspetto. Lascio che le sensazioni della guida si ammorbidiscano e si depositino. Quando diventano più silenziose e interiorizzate, inizio a comporre da quella memoria distillata. Anche se i miei video appaiono in forma documentaristica, voglio che siano creati attraverso i sensi e la prospettiva di Seoul Drive. Comporre a memoria è ciò che lo rende possibile.
La musica e le immagini nei tuoi video sembrano due anime gemelle. Nascono insieme o si incontrano alla fine?
Di solito, il video nasce prima. Ma alla fine, i due si completano a vicenda. Se le immagini rappresentano il volto di Seul come l’ho vissuta, la musica è il battito cardiaco che ho sentito sotto di essa. Quando si incontrano, la realtà emotiva della città prende vita e viene pienamente trasmessa al pubblico.
Il tuo lavoro si inserisce perfettamente nella cultura coreana dell'”healing” (힐링). È un invito a trovare bellezza e calma non “nonostante” la vita moderna, ma attraverso di essa.
Sì. Seoul Drive è iniziato come una forma personale di guarigione. Volevo condividere la consapevolezza che l’armonia può essere trovata all’interno della realtà, non scappando da essa. Anche all’interno di un vasto e complesso organismo come Seul, la quiete esiste. Mostrare questo era importante per me, ed è diventato il cuore del progetto.
Se dovessi distillare l’intera filosofia di “Seoul Drive” in un singolo sentimento, quale sarebbe?
Un tipo di conforto silenzioso (A quiet kind of comfort). Voglio mettere in luce il calore sottile nascosto nei momenti che ci passano accanto senza che ce ne accorgiamo. Seoul Drive è un registro delle emozioni — sia vive che immobili — che riempiono il vasto organismo di Seul.
Pront* a partire? Non serve il passaporto, bastano un momento tranquillo e paio di cuffie. Scegliete il vostro itinerario preferito nella nostra gallery o sul Canale YouTube Ufficiale e lasciatevi guidare.