Mentre i BTS, icone pop del XXI secolo, si preparano a tornare in scena dopo la pausa per il servizio militare, il membro più giovane del gruppo riflette sul suo viaggio: da “maknae” ad artista solista. Jung Kook ci racconta la routine che lo tiene in equilibrio e svela come la lontananza dalla musica abbia riacceso, più forte che mai, la sua passione.
di Crystal Bell
Ruotano molte domande attorno a Jung Kook, pop star globale e tra i volti più noti del pianeta. Ci si interroga sui 18 mesi trascorsi in divisa, passati per lo più lontano dai riflettori e tra i fornelli a prestare servizio come cuoco. Ci si chiede cosa provi a tornare sotto le luci della ribalta come solista affermato e colonna dei BTS. O ancora, che sapore avrà la nuova musica che sta nascendo in segreto a Los Angeles per il prossimo album del gruppo.
Eppure, quando lo incontriamo in uno studio inondato di sole nel West Side di New York per questo servizio di copertina, Jung Kook sembra molto più concentrato sui dettagli del quotidiano – ad esempio su cosa mangerà oggi. E, a quanto pare, ci ha pensato a lungo.
“In questo periodo sto seguendo una dieta ferrea e faccio un solo pasto al giorno“, confessa con un accenno di sorriso. “Quindi attendo quel momento con ansia. Mi ritrovo a chiedermi: ‘Cosa mangerò oggi?’ e aspetto con pazienza. Quando finalmente posso sedermi a tavola, provo un vero senso di realizzazione“.
Oggi quel pasto è ancora un miraggio: un piatto di un ristorante fusion coreano consigliato da un amico. Un pranzo tardivo, una cena anticipata – tecnicamente, la sua colazione. Con i suoi impegni, il tempo è un concetto relativo; mangia quando può. Per ora, si muove con il pilota automatico. Jung Kook è ambasciatore globale di Calvin Klein dalla primavera del 2023 ed è appena reduce da un’apparizione a sorpresa alla sfilata del brand a Manhattan.
Jung Kook vive nel qui e ora. Non ama rimuginare sul passato né perdersi in speculazioni sul futuro. Quando nota una pila di riviste Rolling Stone sul tavolo, con il suo viso che lo osserva dalla copertina, fa una smorfia divertita guardando quel sé più giovane e biondo. “Ma chi è questo?“, dice scoppiando a ridere. “Perché hanno scelto proprio questa foto?“. Rivedersi non scatena alcuna nostalgia. Scuote la testa e ride ancora, restio a soffermarsi su qualcuno che non è più. “Non amo il passato“, dice. “Mi sto godendo il presente”.
Forse una prospettiva del genere è inevitabile quando l’adolescenza, i vent’anni e ogni fase della propria crescita sono stati documentati e dati in pasto a milioni di persone. Foto, video, performance: tutto contribuisce a creare versioni di te da cui è difficile separarsi. Ogni iterazione di Jeon Jung Kook vive da qualche parte: sugli schermi, nelle canzoni, nelle copertine, nei ricordi di perfetti estranei. Per alcuni resterà sempre il “maknae” (il più piccolo del gruppo) dal viso d’angelo; per altri è un uomo di 28 anni che continua a evolversi davanti ai loro occhi, tatuato e sicuro di sé.
Lui si definisce un “realista”. Ma a ben guardare, sembra più una forma di autopreservazione: quando così tanto della tua vita è già stato archiviato e analizzato, l’unico controllo che ti resta è quello sul momento presente.
Questo spiega anche il suo rapporto quasi nullo con i social classici. Nel 2023 ha cancellato il suo account Instagram da decine di milioni di follower semplicemente perché “non lo usava molto“. È tornato silenziosamente nel luglio 2025 con un nuovo profilo che, mesi dopo, è ancora deserto. Nessun post, nessuna bio: solo 14 milioni di persone in attesa di un segno che potrebbe non arrivare mai.
In compenso, aggiorna spesso il profilo del suo cane Bam. Per chi è abituato a essere costantemente l’oggetto dell’obiettivo altrui, la fotografia diventa un modo per guardare verso l’esterno, per osservare senza dover per forza “andare in scena”. È un modo per esistere senza essere visto.
Gli scorci più intimi della sua vita li regala su Weverse. Anche quando cerca la privacy, la vita di Jung Kook finisce per essere un evento pubblico. Quando avvia una live, milioni di persone si collegano all’istante per guardarlo mangiare, vedere un film o semplicemente stare in silenzio. In un episodio ormai iconico, si è addormentato in diretta: sei milioni di persone sono rimaste a guardarlo dormire, come se il mondo intero trattenesse il respiro per non svegliarlo.
Questo paradosso – essere sotto gli occhi di tutti eppure profondamente centrato su di sé – è ciò che lo tiene a galla oggi. Jung Kook non sovranalizza; si muove a istinto. “Quando non sono sul palco, cerco di svuotare la mente“, racconta. “Tutta l’ispirazione la riverso nel lavoro, ma nella vita di tutti i giorni preferisco che le cose siano semplici e dirette“. Sul set, questa naturalezza diventa quasi meccanica, un ritmo che il suo corpo conosce a memoria dopo oltre dieci anni passati davanti a un obiettivo.
A 15 anni era il membro più giovane dei BTS, il gruppo passato dall’essere un outsider a fenomeno globale assoluto. Era ancora un adolescente quando gli è stata cucita addosso l’etichetta di “golden maknae”, il prodigio capace di fare tutto: cantare, ballare, rappare e persino dirigere video.
La storia dei BTS è leggenda: sette ragazzi di una piccola etichetta che, contro ogni previsione, hanno scalato le classifiche mondiali e infranto ogni record. E al centro di questo uragano c’era Jung Kook: il ragazzo cresciuto sotto la luce accecante dei riflettori mondiali.
Nato a Busan, Jung Kook era un bambino timido, più propenso a disegnare o a sognare a occhi aperti che a cercare l’attenzione. Tutto è cambiato quando ha visto un’esibizione K-pop in TV. A 13 anni ha tentato la strada dei talent; non ha vinto, ma il suo potenziale era tale che molte agenzie si fecero avanti. Scelse la BIGHIT MUSIC dopo aver visto RM rappare: una decisione che ha riscritto completamente la sua adolescenza.
Nonostante fosse il più giovane, ha sempre mostrato una professionalità d’acciaio. Quello che molti scambiavano per talento naturale era in realtà un’ossessione: la fame di dimostrare di essere all’altezza dei compagni più grandi. Anche se loro scherzano dicendo di averlo “cresciuto”, c’è qualcosa di agrodolce in quell’immagine: un ragazzo che cerca di diventare uomo sotto le luci stroboscopiche di un tour mondiale.
Lo ha cantato lui stesso nel 2020 in My Time: “Sento di essere diventato adulto prima di chiunque altro“. Tre anni dopo, il suo debutto solista con Seven ha segnato il punto di svolta. “Lavorare a quel brano è stato il momento più speciale per me“, spiega. Prima di allora si sentiva bloccato, ma quel pezzo ha riacceso la voglia di rimettersi in gioco.
Seven ha mostrato un Jung Kook che rivendicava la sua maturità, cantando in inglese per un pubblico globale. Se My Time era un’auto-analisi, Seven è stata la riscoperta della gioia pura di stare sul palco.
L’album GOLDEN ha poi confermato questa nuova sicurezza. A differenza della musica dei BTS, carica di messaggi profondi, GOLDEN è un progetto che celebra il suono e il piacere estetico. Jung Kook ha esplorato generi diversi, dalla disco all’R&B, lavorando con produttori internazionali. “Dopo l’uscita dell’album, ho pensato a molte cose che avrei potuto fare meglio“, confessa con la sua solita onestà. “Ma è proprio questo che mi spinge a evolvermi“.
Oggi, quel ragazzino dagli occhi spalancati non c’è più. Al suo posto c’è un uomo sicuro, con il corpo segnato da tatuaggi che risalgono dalle dita fino alla spalla. Ogni tatuaggio sembra una dichiarazione di indipendenza, un modo per riappropriarsi di se stesso.
Questa sua disciplina oggi è orientata alla salute. “Mi sto concentrando molto sul benessere fisico: badminton, bowling, corsa“. È raro sentirlo parlare così della sua vita privata. “Non ascolto nemmeno la musica mentre mi alleno. Voglio restare solo con me stesso“.
Per Jung Kook, la salute è diventata una filosofia di vita. “Dopo il servizio militare, il mio modo di pensare è cambiato. Ho imparato a dare più valore al tempo. Cerco di evitare ciò che fa male al corpo; ad esempio, ho smesso di bere alcolici. Voglio che ogni minuto abbia un senso“.
Quando gli chiediamo se si senta finalmente vicino a se stesso, fa una pausa riflessiva. “Sinceramente, non credo di esserlo ancora del tutto. Ma questa domanda mi fa capire che devo volermi più bene. Prendersi cura del corpo è un modo per amarsi“.
Dopo il silenzio forzato della naja, Jung Kook è tornato in studio con i suoi compagni per preparare il nuovo album dei BTS. “Non vedo l’ora di promuovere il nuovo disco con i ragazzi e di riabbracciare gli ARMY“, dice. Ma la sua fame di crescita non si ferma: vuole esplorare la street dance e continuare a sperimentare come solista.
“Ho sempre cercato il cambiamento“, conclude. “Voglio essere un artista che non si limita a seguire il flusso, ma che il flusso lo crea. Non voglio confini. Voglio essere un artista senza limiti“.
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