L’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol è stato condannato all’ergastolo. La sentenza è stata emessa giovedì dal tribunale distrettuale di Seoul, che ha riconosciuto l’ex capo di Stato colpevole di aver guidato un’insurrezione in relazione alla dichiarazione della legge marziale dello scorso 3 dicembre 2024.
Secondo i giudici, il tentativo di Yoon di bloccare l’Assemblea Nazionale e di arrestare figure politiche di spicco ha costituito un attacco diretto all’ordine costituzionale del Paese. La legge penale sudcoreana prevede solo tre possibili sanzioni per chi viene riconosciuto colpevole di aver guidato un’insurrezione: la pena di morte, l’ergastolo con l’obbligo di prestare attività lavorativa o l’ergastolo semplice. Nonostante il procuratore speciale avesse richiesto la pena capitale, la corte ha optato per il carcere a vita con l’obbligo di lavorare.
La difesa ha sostenuto fino all’ultimo che si trattasse di un esercizio legittimo dei poteri presidenziali per rispondere a una crisi nazionale, ma la tesi è stata respinta. Trattandosi di un verdetto di primo grado, è scontato il ricorso in appello: come il sistema giuridico italiano, anche quello coreano prevede infatti tre gradi di giudizio, con la Corte Suprema come ultima istanza.
Il verdetto arriva a 443 giorni di distanza dai fatti che portarono alla crisi politica coreana.