Made in Korea by HarperCollins & Ilaria Marzi

Oltre la superficie di Hallyu: la scommessa di Made in Korea, secondo HarperCollins Italia | Intervista

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Qui in Italia l’interesse per la Corea del Sud è arrivato a ondate, passando dalla nicchia per cinefili al fenomeno di massa che oggi sposta milioni di euro e di won. Il primo contatto, se così si può dire, risale al 2005, quando l’uscita nelle sale di Old Boy di Park Chan-wook sdoganò il “nuovo cinema coreano”, un percorso culminato nel 2020 con i quattro Oscar a Parasite, capace di incassare in Italia oltre 5,6 milioni di euro (circa 7,8 miliardi di won).

Nel frattempo, la musica ha trasformato la curiosità in una sottocultura organizzata: se nel 2012 i 20.000 di Piazza Duomo per il flash mob di Gangnam Style sembravano un caso isolato, l’ascesa globale dei BTS ha reso il k-pop un asset economico da miliardi di dollari. Il colpo finale lo ha dato lo streaming, nel 2021: il successo di Squid Game, la serie più vista di sempre su Netflix, ha convinto anche i più scettici che il pubblico italiano era pronto a consumare storie coreane in modo massiccio.

L’editoria ci ha messo un po’ di più, limitandosi spesso a pubblicare singoli titoli senza un progetto d’insieme o, peggio, tentando di sovrapporre il gusto coreano a quello giapponese. Per anni si è cercato il “Murakami coreano”, ignorando che la forza di questa produzione risiede in una crudezza e in una critica sociale molto distanti dall’estetica nipponica. HarperCollins Italia, casa editrice rinomata per la sua capacità di cogliere lo spirito del tempo, sta provando a invertire questa tendenza con Made in Korea, una collana che ha come scopo la creazione di una finestra con un diverso affaccio sul panorama editoriale sudcoreano.

Made in Korea
nasce per dare spazio a voci, emergenti o già affermate, portando titoli che si impegnano ad essere una lente di osservazione sulla Corea così com’è: complessa, contraddittoria, magnetica, e piena di storie che meritano di essere lette, come si legge sulla loro pagina web. Inoltre, la collana riprende la filosofia del publishing di Seoul: il libro non solo come supporto per il testo, ma un oggetto di design “soft minimalist” caratterizzato da palette pastello e una cura dei materiali pensata per il fenomeno del text hip, dove il volume diventa un accessorio estetico da esibire, da fotografare.

Ilaria Marzi, Editorial Director Foreign Fiction di HarperCollins Italia
Ilaria Marzi, Editorial Director Foreign Fiction di HarperCollins Italia
Almond, di Sohn Won-puyng - Edizione HarperCollins
Almond, di Sohn Won-puyng - Edizione HarperCollins

L’idea della collana è nata dopo che Ilaria Marzi (nell’immagine sopra), Editorial Director Foreign Fiction di HarperCollins Italia, ha visitato Paju Bookcity — un distretto urbano vicino a Seoul dedicato esclusivamente alla filiera del libro — e ha deciso di importare quel modello in Italia. 

La collana debutta con Contrattacco di Sohn Won-pyung, la stessa autrice di Almond (che in casa editrice amano al punto da averne incorniciato tutte le copertine internazionali), ed è una scelta che parla a voce alta: ci si allontana dai romanzi rassicuranti ambientati in librerie o caffè — la cosiddetta healing fiction — per proporre storie più spigolose, che parlano di resilienza e identità.

L’abbiamo intercettata per parlare con lei di come lei e il suo team hanno costruito la collana e del perché la letteratura coreana non è più solo una moda passeggera. 

Collana Made in Korea

Made in Korea

L'osservatorio di HarperCollins sulla letteratura e le tendenze culturali che arrivano da Seoul.

Koreami: Ilaria, partiamo dalla genesi della collana. Perché avete deciso di puntare sulla letteratura coreana proprio in questo momento storico e com’è maturata la decisione all’interno della casa editrice?

Ilaria Marzi: La decisione di puntare sulla letteratura coreana nasce dall’osservazione di un fenomeno culturale globale: l’onda Hallyu ha portato la Corea al centro dell’attenzione mondiale, non solo con k-pop e k-drama, ma anche con una narrativa che riflette una società in rapida evoluzione. Tuttavia, per me c’è stato anche un elemento molto personale che ha fatto scattare la scintilla. Ho avuto la fortuna di essere invitata a Seoul da LTI Korea per una fellowship: una settimana insieme ad altri editor provenienti da tutto il mondo. È stata un’esperienza entusiasmante e illuminante, che mi ha permesso di toccare con mano il fermento culturale e l’entusiasmo per la lettura che attraversa il Paese. Durante quella settimana, ho potuto vedere da vicino il loro sistema editoriale, visitare librerie e biblioteche incredibili e scoprire la cura straordinaria che mettono nella pubblicazione dei loro libri. La loro estetica è davvero elegante e originale, e ho scoperto che esiste persino una città, Paju City, interamente dedicata all’editoria e ai libri. Ho avuto modo di osservare quali libri appassionano di più i lettori e le lettrici coreane, di capire i trend attuali e di scoprire alcuni dei loro modern classics, che continuano a vendere migliaia di copie, oltre alle novità più recenti. Vedere tutto questo con i miei occhi mi ha riempito di entusiasmo, un entusiasmo che ho riportato in Italia e che non riuscivo a smettere di condividere. Ne parlavo così tanto che ho finito per contagiare anche i miei colleghi! All’interno della casa editrice, questa energia si è trasformata in un progetto collettivo, con l’obiettivo di creare una collana che fosse non solo una selezione di libri, ma un vero e proprio ponte culturale. Volevamo portare anche ai lettori italiani un po’ di quella magia, di quella passione e di quell’energia che ho vissuto in Corea, convinti che il pubblico italiano sia pronto a scoprire storie capaci di unire profondità e universalità.

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Koreami: Quali sono le linee guida tecniche e strategiche per la scelta di autori e autrici? Cercate nomi già affermati in patria o puntate sulla scoperta di nuove voci ancora inedite all’estero?

Ilaria Marzi: La nostra strategia è un mix di entrambe le cose. Da un lato, vogliamo portare in Italia autori già affermati in Corea, che hanno avuto un impatto significativo sulla scena letteraria locale e i cui libri sono considerati dei modern classics, ancora amatissimi e riscoperti soprattutto dalle giovani generazioni, in particolare dalle lettrici. Dall’altro, puntiamo ovviamente anche sulle nuove voci, perché ce ne sono di davvero interessanti e originali, sia per lo stile che per le idee di plot. L’obiettivo è costruire una collana che rappresenti la varietà e la vivacità della letteratura coreana contemporanea, portando in Italia non solo i grandi successi, ma anche quelle storie capaci di sorprendere e affascinare per la loro freschezza e unicità.

Koreami: In Italia stiamo assistendo a una forte presenza della “healing fiction” (storie ambientate in piccoli negozi, caffè, librerie). Come si evita il rischio di saturazione del mercato e come state diversificando l’offerta per non appiattire la letteratura coreana su un unico genere?

Ilaria Marzi: La “healing fiction” è sicuramente un genere che ha trovato un pubblico affezionato, ma la letteratura coreana è molto più di questo. Con Made in Korea, vogliamo esplorare una gamma di temi e generi che vanno oltre, includendo storie intense, ironiche, spiazzanti e persino provocatorie. La diversificazione è al centro della nostra strategia: ogni titolo della collana è scelto per offrire qualcosa di unico, che si tratti di una prospettiva sociale, di una narrazione innovativa o di un tema universale.

Koreami: Quali sono i temi della letteratura coreana contemporanea che ritenete più accattivanti per il pubblico italiano? Cosa rende queste storie così “universali” nonostante la distanza culturale?

Ilaria Marzi: I temi che emergono dalla letteratura coreana contemporanea, come la ricerca dell’identità, le dinamiche familiari, le pressioni sociali e il confronto con la modernità, sono profondamente universali. Quello che li rende accattivanti è il modo in cui vengono raccontati: con una sensibilità unica, capace di mescolare tradizione e innovazione. Nonostante la distanza culturale, queste storie parlano a tutti, perché toccano corde emotive che trascendono i confini geografici.

Koreami: Nel vostro lavoro di editing e traduzione, quali sono gli elementi culturali coreani (gerarchie, codici sociali, tradizioni) che necessitano di maggiore mediazione per il lettore italiano e quali invece arrivano dritti al punto senza filtri?

Ilaria Marzi: Alcuni aspetti, come le gerarchie sociali, i codici di comportamento o certe tradizioni, richiedono una mediazione per essere compresi appieno dal lettore italiano. Questo non significa semplificarli, ma piuttosto accompagnare il lettore nella scoperta di un contesto culturale diverso, che spesso suscita grande curiosità e interesse. Il lettore italiano, infatti, non solo accetta queste particolarità, ma le cerca, affascinato dalla complessità e dalla ricchezza della cultura coreana. D’altra parte, ci sono elementi universali, come le emozioni, i conflitti interiori e le relazioni umane, che arrivano dritti al cuore senza bisogno di filtri. Il nostro lavoro di editing e traduzione si concentra proprio su questo equilibrio: mantenere l’autenticità culturale, valorizzando ciò che rende unica la letteratura coreana, e al tempo stesso garantire che il messaggio arrivi con immediatezza e profondità al lettore italiano.

Koreami: La letteratura coreana in Italia è un trend passeggero legato al diffondersi di Hallyu o un asset editoriale destinato a consolidarsi a lungo termine? Qual è la prossima frontiera che HarperCollins vuole esplorare in questo ambito?

Ilaria Marzi: Crediamo fermamente che la letteratura coreana abbia tutte le carte in regola per diventare un asset editoriale duraturo. L’interesse per la cultura coreana continua a crescere, ma ciò che rende questi libri davvero speciali è la loro capacità di parlare a un pubblico globale, affrontando temi universali con una prospettiva unica. Non si tratta solo di un trend passeggero legato all’Hallyu, ma di un’opportunità per costruire un dialogo culturale profondo e duraturo. La prossima frontiera per HarperCollins è continuare a esplorare nuove voci e temi, ampliando l’offerta per includere non solo fiction, ma anche alcuni progetti di non fiction che possano arricchire ulteriormente la comprensione della cultura coreana. L’obiettivo è consolidare Made in Korea come un punto di riferimento per chi cerca storie autentiche, coinvolgenti e capaci di lasciare un segno nel tempo.

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Koreami: Perché HarperCollins ha scelto di creare un vero e proprio brand editoriale come Made in Korea, con un’estetica così definita e “pop”, invece di limitarsi a inserire gli autori coreani nel catalogo generale della fiction straniera? È un tentativo di intercettare specificamente il pubblico delle community digitali?

Ilaria Marzi: La scelta di creare un brand editoriale come Made in Korea nasce dalla volontà di dare una forte identità visiva e concettuale alla collana. L’estetica “pop” riflette l’energia, la modernità e l’originalità della cultura coreana, rendendo i libri immediatamente riconoscibili in libreria e creando un’esperienza che va oltre il semplice contenuto. È anche un modo per dialogare con le community digitali, che sono spesso il cuore dell’interesse per la cultura coreana, e per offrire ai lettori un punto di riferimento chiaro e coinvolgente. Devo ammettere che sono rimasta così colpita dal publishing coreano e dalla bellezza unica delle loro copertine (eleganti, originali e curate nei minimi dettagli) che, presa da una sana invidia, sto cercando di riproporre lo stesso gusto anche qui. Made in Korea non vuole essere solo una collana, ma un vero e proprio punto di incontro per lettori curiosi e appassionati, un luogo dove la cultura coreana possa essere scoperta e apprezzata in tutte le sue sfumature.

Koreami: Come mai è stato scelto proprio il titolo Contrattacco di Sohn Won-pyung per lanciare la collana?

Ilaria Marzi: Contrattacco è un titolo che incarna perfettamente lo spirito di Made in Korea: una storia potente, originale e capace di sorprendere. È un romanzo che unisce una narrazione avvincente a temi universali, come la resilienza e la lotta per l’identità, rappresentando al meglio ciò che vogliamo offrire con questa collana: storie che lasciano il segno. Inoltre, Sohn Won-pyung è l’autrice ideale per inaugurare Made in Korea. È una scrittrice incredibile, con uno stile personalissimo, capace di rendere unici anche temi molto diversi tra loro. Non ha paura di rischiare, di esplorare nuove strade e di parlare a pubblici diversi, qualità che ammiriamo profondamente. Con Almond abbiamo già avuto il privilegio di pubblicare un suo romanzo, che per noi è stato un grande successo, come lo è stato in tutto il mondo. In casa editrice siamo così affezionati a quel libro che abbiamo stampato e incorniciato le tante e diverse copertine internazionali. Quando abbiamo deciso di inaugurare Made in Korea, è stato naturale pensare subito a lei e alla sua nuova opera. Contrattacco rappresenta tutto ciò che vogliamo trasmettere con questa collana: storie autentiche, audaci e capaci di parlare al cuore dei lettori.

Contrattacco

Contrattacco

di Won-pyung Sohn

18,50 €

Acquista sul sito dell'editore

Il percorso di diversificazione della collana, sempre più lontano dalle atmosfere rassicuranti della healing fiction, troverà una conferma netta il 12 maggio con l’uscita de La signora Shim è un’assassina, primo romanzo di Kang Jiyoung ad essere pubblicato in Italia.

L’opera, finora inedita in Italia, si inserisce in quel filone narrativo coreano crudo e spietato già apprezzato in serie come The Glory o Strangers from Hell. La protagonista è Shim Eunouk, una vedova invisibile e schiacciata dai debiti che, per garantire un futuro ai figli, accetta un annuncio di lavoro come sicaria freelance.

Tra la preparazione quotidiana del kimchi e le esecuzioni notturne, il romanzo traccia la parabola di una donna che trasforma una necessità economica in una spietata sete di vendetta. È, di fatto, il manifesto programmatico di Made in Korea: una storia che non cerca di consolare il lettore, ma di scuoterlo attraverso le contraddizioni più feroci della società coreana contemporanea.

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Neolaureata in Oriental Languages and Cultures, ho seguito la mia passione per la Corea del Sud specializzandomi in Studi Coreani. Dal K-pop alla Storia, il mio amore per questa cultura mi ha portata a studiarne tutte le sue sfumature. Non vedo l’ora di condividerle e di continuare ad esplorare questo mondo sempre più! Nel tempo libero mi trovate sicuramente con un libro in mano o con le cuffie sulle orecchie, probabilmente ascoltando un vecchio album dei BTS.