Dj KAZU SHOWTIME

The Milan Loves Seoul Interviews: KAZU SHOWTIME e la scommessa che ancora nessuno ha vinto

Elisa
By Elisa
14 Min Read

Le risposte di KAZU SHOWTIME sono state raccolte in forma scritta in occasione di Milan Loves Seoul, Seoul, settembre 2026.

Nessun DJ coreano è mai riuscito a farsi conoscere in Europa restando quello che era a Seoul. Chi ce l’ha fatta, finora, ha sempre dovuto scegliere: o il pubblico internazionale, o l’identità di partenza. KAZU SHOWTIME, coreano, classe di generi ibridi tra trap ed elettronica, premiato nel 2024 come Top 25 DJ Asia agli EDM Droid Awards, dice di voler essere la prima eccezione.

Non voglio essere conosciuto semplicemente come “un DJ dalla Corea”. Attraverso la mia musica, la mia performance e tutto quello che ho vissuto nella mia carriera, voglio mostrare un altro lato di cosa può essere un artista coreano.

Per capire quanto sia difficile quello che sta cercando di fare, bisogna guardare chi ci ha già provato.

Due strade, e una nuova da tracciare

KAZU è cresciuto artisticamente dentro WATERBOMB, il festival estivo fondato a Seoul nel 2015, dove si è esibito insieme a idol k-pop, rapper e altri DJ EDM in un cartellone che mescola generi invece di separarli. Ultra Korea, dal 2012, porta la versione coreana del franchise nato a Miami, con una forte presenza di headliner internazionali. È un ecosistema solido, capace di costruire carriere importanti quasi sempre dentro i propri confini.

La carriera più simile a quella che KAZU sta cercando di costruire è quella di DJ Soda: debutto nei club di Seoul nel 2013, contratto con Warner Music Group dal 2015, un piazzamento agli EDM Droid Awards. Negli anni ha portato i suoi tour anche in Nord America e in Europa, ma senza mai entrare nei circuiti che contano per la critica di settore: nessun piazzamento nella Top 100 DJs di DJ Mag, nessuna copertura paragonabile a quella riservata a Peggy Gou. È la misura di quanto lontano si possa spingere una carriera restando dentro lo stesso genere e lo stesso pubblico di partenza: molto, in termini di date e di pubblico, non abbastanza per cambiare la percezione internazionale del proprio lavoro.

Il paragone con Peggy Gou non regge sul genere: la sua musica house è un’altra cosa rispetto all’EDM-trap-hip hop di KAZU. Regge sulla nazionalità e sul tipo di traguardo raggiunto, la prova che un/’ artista coreano/a di musica elettronica può arrivare davvero in cima alle classifiche internazionali. Studi di moda a Londra, trasferimento a Berlino, una carriera costruita nel circuito house e techno europeo, lontano dai palchi coreani. Nel 2023 DJ Mag l’ha indicata come World’s No.1 House DJ e l’ha collocata al numero 9 della propria Top 100 DJs. È stata la prima artista sudcoreana candidata nella categoria International Song ai Brit Awards, e ha suonato al Berghain di Berlino, dove diverse fonti la descrivono come la prima DJ coreana a esibirsi nel club. Ma ci è arrivata lasciando l’industria coreana, e non rappresentandola da dentro.

Sono le uniche due strade percorse finora: chi resta dentro il circuito coreano arriva lontano solo in Asia, chi vuole il riconoscimento internazionale cambia genere e scena. KAZU si accinge a tracciare una terza strada: portare all’estero lo stesso pubblico e lo stesso suono che lo hanno reso una faccia nota a Seoul.

Il percorso che lo ha preparato

Prima di essere un DJ, KAZU è stato altro, e per anni. A diciassette anni entra nell’orbita di Jang Woo-hyuk, membro degli H.O.T., la boy band che nel 1996 ha aperto insieme a Seo Taiji la stagione del k-pop moderno e resta un riferimento canonico per chiunque lavori sul palco in Corea. Dentro quell’orbita passa anni come trainee del sistema idol coreano, con una parentesi da cantante prima ancora di toccare un mixer. A diciannove scrive le coreografie per un concerto dello stesso Jang Woo-hyuk: un apprendistato da ballerino e performer, non da musicista. Il DJing arriva quando tutto questo è già alle spalle, l’ultimo strumento che ha imparato a usare, non il primo.

Prima di diventare DJ ho passato molti anni come ballerino e rapper, ed è quell’esperienza ad aver plasmato il personaggio che oggi è KAZU SHOWTIME. Non voglio limitarmi a essere un DJ. Voglio fare musica, fare rap, esibirmi e costruire, insieme al pubblico, uno show completo.

Né DJ Soda né Peggy Gou vengono da un percorso simile: entrambe arrivano al DJing da un punto di partenza già musicale o già dentro la scena club. KAZU no. Passa anni dentro la macchina che produce idol, ballerini e cantanti prima di sedersi mai dietro una consolle. Se la scommessa è farsi conoscere all’estero come artista coreano a tutto tondo, questo bagaglio è un vantaggio: gli dà uno show che né Soda né Gou hanno mai avuto bisogno di costruire, perché nessuna delle due doveva dimostrare di saper fare altro oltre a mixare o produrre. 

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No-label Sound

Il suo EPK lo classifica Electro, Trap, Future Bass, Hip Hop, quattro etichette che, messe insieme, dicono soprattutto che nessuna basta da sola. YBBD è un breakbeat costruito su janggu e jing, gli strumenti a percussione della musica tradizionale coreana; Fly To The Sky è un drum and bass che non ha niente a che vedere col primo, se non la firma di chi li ha fatti entrambi.

Fin dall’inizio non ho mai voluto limitarmi a un solo genere. A causa del mio background da ballerino e rapper, il groove e l’energia dell’Hip-Hop sono sempre stati una parte naturale di me. Poi, sviluppandomi come DJ e producer, sono rimasto affascinato dall’energia della musica elettronica. Per me il nome del genere conta meno di una domanda: “che tipo di energia posso dare al pubblico in questo esatto momento?” I miei live non restano in un solo mood dall’inizio alla fine. La musica, il BPM, la performance possono cambiare di continuo, e questo trascina il pubblico più a fondo nello show.

È una scelta coerente con l’ambizione dichiarata: se vuole rappresentare un lato nuovo della cultura coreana e non un genere preciso, gli conviene non lasciarsi rinchiudere in nessuno. Resta il fatto che lo stesso mercato europeo ha premiato Peggy Gou proprio per la coerenza stilistica del suo house.

Un nome per qualcosa che ancora non esiste

A Milan Loves Seoul, l’evento nato per costruire un ponte fra la moda milanese e quella coreana, KAZU tira fuori un’etichetta che non ha mai sentito usare da nessun altro. La chiama “K-Rave“.

Il mondo conosce già molte forme di cultura coreana che iniziano con la “K” — k-pop, k-drama, cinema, moda. Non sto dicendo che la mia musica sia migliore di quelle cose. Ma proprio come gli artisti k-pop hanno tutti suoni e stili diversi pur connettendosi con il pubblico europeo, voglio rappresentarmi come artista coreano, e forse come una piccola parte di un altro lato in sviluppo della K-culture — qualcosa che potremmo chiamare “K-Rave”.

Il termine non esiste da nessun’altra parte: nessuna etichetta di settore lo usa, nessun festival lo mette in cartellone, nessun critico l’ha ancora scritto prima di questa intervista. Per ora il K-Rave esiste in una sola persona. Alla luce di Soda e Gou, è forse il punto più esposto di tutta la sua scommessa: coniare da solo una categoria che né la più affermata delle DJ coreane in patria né la più affermata all’estero hanno mai sentito il bisogno di inventare.

Se qualcuno in Italia guarda la mia performance e pensa “non sapevo esistesse questo tipo di artista in Corea”, sarei molto felice.

Un’identità che si vede prima di sentirsi

Il K-Rave, per ora, è un nome senza un pubblico che lo riconosca. Ma prima ancora di convincere qualcuno con il suono, KAZU sembra pensare che la battaglia si vinca sull’immagine.

Per me la moda e l’immagine sono forme di espressione importanti quanto la musica. Quando arrivo su un palco, prima ancora di dire una parola, la prima cosa che il pubblico incontra è quello che vede.

Non è una dichiarazione da poco per un genere che deve ancora farsi riconoscere: se il nome non basta a spiegare cosa sia il K-Rave, il corpo sul palco diventa il primo argomento. Quest’anno KAZU è tornato a fare boxe, perdendo 14 chili in vista delle performance, e nei festival estivi si è ritrovato più volte a esibirsi a torso nudo.

È buffo che stia parlando di non indossare nulla rispondendo a una domanda sulla moda. Ma a volte penso che possa diventare un “look” più forte di qualunque outfit elaborato.

Che si tratti di un outfit studiato o di niente affatto, KAZU la mette sullo stesso piano della musica: una scelta di energia, non un contorno. Resta da vedere se l’Europa, che gli ha già aperto una porta contrattuale, sarà disposta a giudicare il K-Rave anche su questo terreno, e non solo su quello sonoro.

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Dell’Europa, KAZU parla al passato prossimo: un accordo è già firmato.

Non sono più alla fase in cui dico semplicemente che vorrei entrare nel mercato europeo. Ho già firmato un accordo per le mie attività europee e sto preparando i prossimi passi insieme alle persone che lavorano con me.

Cosa sia esattamente quell’accordo, con chi, per quali date, non viene specificato. La portata reale si vedrà solo quando, e se, arriverà davvero una data a Milano.

L’obiettivo dichiarato è diventare uno dei primi nomi a cui l’Europa pensa quando cerca un DJ coreano con un’identità spiccatamente coreana. Alla luce del percorso di DJ Soda e Peggy Gou è tutt’altro che scontato: nessuna delle due, finora, lo ha ottenuto restando nel genere e nel circuito in cui KAZU si muove.

Dietro la consolle, KAZU ha messo in piedi anche altro: $HOWTIME CREW Asia, il collettivo HANG5VA, il duo hip hop WEHIGHTER. Alla domanda su cosa lo abbia reso l’artista che è oggi, però, non parla di nulla di tutto questo.

Non mi considero ancora un artista finito. Ogni volta che incontro nuova musica, persone, culture e palchi, sto ancora imparando. Assorbo quelle esperienze e provo a riportarle nella prossima performance di KAZU SHOWTIME, in una forma nuova.

Per chiudere, sceglie una battuta:

Questa volta è Milan Loves Seoul, ma per me è anche Seoul Loves Milano. E personalmente aggiungerei un’altra cosa… KAZU loves Milano. Spero davvero che la prossima volta ci incontreremo a Milano.

La battuta su Milano chiude l’intervista su un registro più leggero rispetto al resto, ma non cambia i termini della scommessa. L’accordo, il pubblico europeo, un genere che fuori dalla sua visione non ha ancora trovato un nome condiviso: tutto questo dovrà dimostrarlo lui, palco dopo palco. DJ Soda e Peggy Gou hanno già segnato i due estremi della mappa. Se esiste un punto intermedio, sta a KAZU trovarlo.

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Sociologa dentro e accademicamente, "ex corporate girl, ora quota rosa in una start up innovativa" fuori. Le mie prime foto da bambina mi ritraggono già con le cuffione gialle sulle orecchie, ascoltavo i Simple Minds e i Tears for Fears. Vivrei di kimchi. C'è altro? Ah sì: INTJ-T. O cancro ascendente vergine, che praticamente è la stessa cosa. Dal 2026 Honorary Reorter di Korea.net