Nella narrativa sudcoreana contemporanea si avverte sempre più chiaramente un cambiamento di prospettiva: dai grandi drammi storici e familiari si passa spesso a storie minime, ambientate negli uffici, nei quartieri residenziali o nelle università, dove il conflitto non è epico ma quotidiano. È in questo spazio apparentemente banale che si muove Contrattacco, un romanzo ironico e sorprendentemente politico della scrittrice sudcoreana Son Won-pyung. Il libro è stato pubblicato in Italia nel 2026 da HarperCollins per la nuova collana Made In Korea, di cui abbiamo scritto qui, e si può acquistare su Amazon (qui).
Dopo il successo internazionale di Almond, Son Won-pyung torna con una storia molto diversa: meno allegorica, più concreta, ambientata nel mondo del lavoro contemporaneo. Al centro non c’è un eroe carismatico né un dramma eccezionale, ma una giovane impiegata e tre colleghi che scoprono una forma di ribellione minuscola e quasi infantile: piccoli atti di sabotaggio contro le ingiustizie quotidiane dell’ufficio.
Il risultato è un romanzo che mescola commedia, critica sociale e introspezione psicologica. Contrattacco racconta la frustrazione silenziosa di una generazione cresciuta dentro uno dei sistemi lavorativi più competitivi del mondo, ma lo fa con leggerezza e umorismo, trasformando la rivolta in un gesto quasi giocoso.
L’autrice nel panorama della letteratura coreana contemporanea
Regista, sceneggiatrice e romanziera, Son Won-pyung ha esordito nella narrativa con Almond (2017), un romanzo di formazione che racconta la storia di un ragazzo incapace di provare emozioni e che è diventato un fenomeno editoriale globale.
Quella prima opera aveva già mostrato alcune caratteristiche distintive della sua scrittura:
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- una forte attenzione per l’esperienza emotiva dei giovani
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- un linguaggio accessibile ma preciso
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- una sensibilità cinematografica nella costruzione delle scene
In Contrattacco queste qualità rimangono, ma si spostano verso un terreno più sociale. Se Almond parlava dell’empatia e della difficoltà di sentire, questo romanzo affronta invece un tema generazionale: il senso di impotenza dei giovani lavoratori di fronte a strutture aziendali rigide e gerarchiche.
Son Won-pyung appartiene a quella generazione di autori coreani che raccontano il disagio del capitalismo avanzato nel paese, accanto a scrittori come Cho Nam-joo o Kim Ho-yeon. Tuttavia la sua voce resta riconoscibile: meno polemica, più ironica, spesso attraversata da una curiosa combinazione di malinconia e umorismo.
La trama di Contrattacco (senza spoiler!)
La protagonista del romanzo è Jihye, una giovane donna che lavora come impiegata amministrativa alla Diamant Academy. Non ha grandi ambizioni né particolari talenti: è, come lei stessa ammette, una persona ordinaria.
La sua vita professionale è scandita da rituali familiari a chiunque abbia lavorato in un ufficio: e-mail da scrivere con attenzione maniacale, gerarchie implicite, riunioni inutili, superiori difficili da contraddire. Jihye ha imparato l’arte della sopravvivenza passiva: sorridere quando necessario, preparare il caffè ai capi, evitare errori che possano compromettere la carriera.
Questo fragile equilibrio viene scosso dall’arrivo di Gyuok, un nuovo stagista dal comportamento imprevedibile. A differenza degli altri dipendenti, Gyuok sembra incapace di accettare passivamente le regole non scritte dell’ufficio.
Ben presto coinvolge Jihye e altri due colleghi in un piano insolito: non una vera rivoluzione, ma una serie di piccoli atti di rivalsa contro le ingiustizie quotidiane del sistema lavorativo. Graffiti anonimi, articoli di denuncia, gesti simbolici: azioni minuscole che iniziano quasi per gioco ma che cambiano gradualmente il modo in cui i protagonisti vedono se stessi e il loro lavoro.
Quella che nasce come una ribellione ironica si trasforma lentamente in un’esperienza più profonda, che mette alla prova le loro convinzioni e il loro senso di responsabilità.
La frustrazione della generazione precaria
Uno dei temi centrali del romanzo è la sensazione di impotenza sistemica. I protagonisti non sono rivoluzionari né idealisti: sono lavoratori che hanno interiorizzato la logica della sopravvivenza professionale.
La Corea del Sud è spesso percepita come un modello di successo economico, ma dietro questa immagine si nasconde una cultura lavorativa estremamente competitiva. Lunghe ore di lavoro, gerarchie rigide e pressione sociale sono elementi ben documentati.
In questo contesto, la ribellione dei protagonisti appare volutamente ridotta: non cercano di distruggere il sistema, ma di ritagliarsi uno spazio di dignità personale.
La ribellione minima
Uno degli aspetti più originali del romanzo è la scelta di raccontare una rivoluzione minuscola. I gesti dei protagonisti sono quasi ridicoli nella loro modestia: un uovo lanciato, una scritta sul muro, una denuncia anonima.
Eppure proprio questa dimensione ridotta è il cuore del libro. Son Won-pyung sembra suggerire che la resistenza contemporanea non assume più la forma della grande protesta collettiva, ma di micro-azioni quotidiane.
È una forma di politica domestica, quasi invisibile.
L’amicizia come spazio di libertà
Accanto alla critica sociale emerge un tema più intimo: la nascita di una comunità.
Jihye e i suoi colleghi iniziano a conoscersi davvero solo quando iniziano a infrangere le regole insieme. L’atto di ribellione diventa anche un modo per uscire dall’isolamento tipico degli ambienti lavorativi moderni.
In questo senso Contrattacco è anche una storia sull’amicizia adulta — una forma di solidarietà fragile ma preziosa.


