Suran

Suran si racconta: la mia musica, le mie regole.

Elisa
By Elisa
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Una conversazione esclusiva con Suran sull’indipendenza, il rischio e il coraggio di cambiare suono. L’artista che ha prestato la sua voce a SUGA dei BTS e ha costruito un regno tutto suo, alle sue condizioni.

Suran

Cosa succede quando un’artista con un’anima R&B si innamora dei beat della musica house? E se quella stessa artista fosse anche laureata in informatica, avesse studiato pianoforte classico e, a un certo punto, avesse deciso di fondare da sola la sua etichetta discografica?

Succede che ti trovi davanti a Suran.

Cantante, produttrice, DJ e imprenditrice di sé stessa, ha deciso di costruirsi un’autostrada personale. Abbiamo parlato con lei per capire meglio il suo percorso, le sue scelte e la musica che verrà.

La canzone che ha cambiato tutto

Suran ha sempre avuto l’R&B e il soul nel sangue. È un punto fermo, una base da cui non si è mai staccata. Le mie radici, quando canto, sono ancora l’R&B e il soul, dice subito. Ma la sua carriera ha preso il volo grazie a un incontro che ha cambiato le carte in tavola.

La collaborazione che la consacra al grande pubblico è quella del 2017 con SUGA dei BTS per il brano If I Get Drunk Today (Wine). In realtà, la loro sintonia artistica si era già rivelata l’anno precedente, quando Suran aveva prestato la sua voce inconfondibile per il brano So Far Away, una traccia molto amata del primo mixtape solista di SUGA, Agust D.

Quell’incontro ha evidentemente posto le basi per il passo successivo: questa volta è SUGA a produrre per lei una canzone che diventerà una hit clamorosa e le farà vincere premi importanti.

Ripensando a quel periodo, Suran lo descrive come un processo molto spontaneo.

A differenza di quando racconto una storia da sola, credo di aver abbandonato un po’ della mia testardaggine per concentrarmi sulla creazione di una grande canzone insieme. Il risultato è stato poter condividere la mia voce su un palco più grande, che mi ha aperto opportunità per esperimenti più diversi e una prospettiva più ampia.

Quella “prospettiva più ampia” è stata la spinta decisiva. Quel successo le ha dato la libertà di fare la scelta più coraggiosa di tutte: mettersi in proprio.

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S-TASY: costruire un mondo, non solo un’etichetta

Nel 2021, Suran fonda la S-TASY, la sua etichetta indipendente. Il nome è un gioco di parole tra “Suran” e “Fantasy”, e racchiude tutta la sua filosofia. Non voleva solo un’etichetta, voleva creare un mondo.

Chiaramente, fare tutto da sola non è semplice. Quando le chiediamo quale sia la sfida più grande, la sua risposta è onesta e senza filtri: Onestamente, tutto è una sfida. Ma è subito dopo che arriva il senso di questa scelta: La soddisfazione più grande, però, deriva dal poter esprimere pienamente la mia musica.

È questo il cuore di S-TASY. Essere uno spazio protetto dove la sua visione artistica può crescere senza compromessi. Un posto dove creare musica che sia, come dice lei, conforto e fantasia per chi ascolta. Spero che la mia musica diventi uno spazio dove gli ascoltatori possano immaginare liberamente, continuando a portare con sé sogni ed eccitazione.

Suran

In console e al microfono: le due anime di Suran

Oggi Suran vive una specie di doppia vita musicale. Da una parte c’è la cantante, dall’altra la DJ. E non sono due mondi separati, ma due facce della stessa medaglia.

Come DJ, creo un flusso di energia, mentre come cantante trasmetto direttamente la mia voce e la mia storia. Entrambi i ruoli mi completano,

spiega. Questa dualità le permette di esplorare territori diversi. Come cantante, condivide storie più mature e riflessive. Come DJ, invece, si butta nella mischia, riscoprendo un’energia quasi primordiale.

Sento la passione di iniziare un nuovo gioco, riscoprendo la libertà musicale.

Questa nuova libertà la sta portando verso suoni come l’Afro House e la Tech House, mondi in cui, come produttrice e DJ, si sente completamente a casa. È un’evoluzione naturale, il suono di un’artista che continua a cambiare e a seguire il suo istinto.

La formula segreta: un pianoforte e un computer

C’è un dettaglio nel suo passato che forse spiega meglio di ogni altra cosa la sua unicità. Suran ha studiato pianoforte classico, ma si è anche laureata in informatica. Quando le chiediamo come queste due cose così diverse abbiano plasmato la sua musica, la risposta è semplice: Mi hanno dato una prospettiva equilibrata.

Dietro questa frase c’è un mondo. Il pianoforte le ha dato la melodia, l’armonia, la capacità di scrivere canzoni che toccano le corde giuste. È il cuore della sua musica. L’informatica, invece, le ha dato la struttura, la logica, il controllo totale sulla produzione. Le permette di costruire il suo sound, pezzo per pezzo, con la precisione di un architetto. Cuore e cervello, insieme. Ecco la sua prospettiva equilibrata.

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Uno sguardo al futuro, tra Parigi e un nuovo album

Questa mentalità aperta l’ha già portata in giro per il mondo. Ha suonato su palchi importanti come quello dell’Ultra Music Festival in Giappone, ma anche in contesti totalmente inaspettati, come un’esibizione a Parigi per l’IMCAS, un congresso mondiale di medici e scienziati.

E adesso? Lo sguardo è puntato dritto al futuro. I fan che hanno amato il suo EP FLYIN’ PART1 possono stare tranquilli: il seguito è in arrivo. Sì, sto preparando la seconda parte ci conferma. Il titolo generale potrebbe cambiare, ma posso dire che sto lavorando con un tono più maturo e ispirazioni fresche.

Cosa significa, ce lo dirà la musica.

Un consiglio per chi sogna

Alla fine, le chiediamo un consiglio per i giovani artisti che, come lei, vogliono seguire una strada indipendente. La sua risposta è una metafora semplice e potente.

Fare musica è come salire coraggiosamente su un’altalena. Finché non ti fermi, il sali e scendi continua, quindi non c’è bisogno di avere paura. Ma credere in se stessi è sempre fondamentale.

Suran ha imparato a gestire quell’altalena. Ha scelto la strada più difficile, quella senza rete di sicurezza, per costruire il suo mondo. E, ascoltandola, si capisce che non tornerebbe mai indietro.

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Sociologa dentro e accademicamente, "ex corporate girl, ora quota rosa in una start up innovativa" fuori. Le mie prime foto da bambina mi ritraggono già con le cuffione gialle sulle orecchie, ascoltavo i Simple Minds e i Tears for Fears. Vivrei di kimchi. C'è altro? Ah sì: INTJ-T. O cancro ascendente vergine, che praticamente è la stessa cosa. Dal 2026 Honorary Reorter di Korea.net