Durante l’evento “Ingalive Unicorn” al Tokyo Dome, Hongjoong degli ATEEZ ha presentato The Glory, un rap inedito che racconta il loro percorso di outsider nell’industria del k-pop. Tra riferimenti alla cultura coreana e dichiarazioni di orgoglio personale e artistico, il leader celebra l’integrità, la fatica e il legame indissolubile con i fan.
Una sorpresa sul palco del Tokyo Dome
Il 12 aprile 2025, durante la registrazione dell’evento speciale “Ingalive Unicorn” per Inkigayo dell’emittente coreana SBS, Hongjoong — leader carismatico degli ATEEZ — ha sorpreso e commosso il pubblico presente nella prestigiosa cornice del Tokyo Dome. Salito sul palco stringendo un ventaglio rosso — da sempre, per gli ATINY (i fan del gruppo), segnale inequivocabile di “spoiler in arrivo” — Hongjoong ha presentato per la prima volta The Glory, un brano rap inedito, denso di significato personale e simbolico.
“This is my pride” — “Questo è il mio orgoglio”
ha dichiarato con forza, inaugurando una performance che è diventata subito iconica.
La metafora del mangnani: orgoglio, lotta, sopravvivenza
In The Glory, Hongjoong riflette sul proprio cammino e su quello dei suoi compagni, intrecciando le sfide personali e artistiche affrontate nell’industria del k-pop. Il testo paragona il loro viaggio a quello di un 망나니 (mangnani), figura temuta e controversa della Corea antica: il boia ufficiale, incaricato di eseguire le condanne a morte.
Sebbene assolvesse a un ruolo essenziale nel sistema giudiziario, il mangnani apparteneva alle caste più basse della società ed era profondamente stigmatizzato, guardato con disprezzo e tenuto ai margini. Il nome stesso deriva da manghada (망하다), ovvero “fallire” o “essere rovinato”, sottolineando la condizione di decadenza sociale attribuita a queste figure.
Prima dell’esecuzione, il mangnani eseguiva spesso una spettacolare danza della spada: una sequenza di movenze minacciose e teatrali, concepite per disorientare il condannato e impressionare il pubblico.
Hongjoong riprende questa potente immagine per descrivere l’attitudine degli ATEEZ: fieramente aggressivi, orgogliosamente caotici, pronti a sfidare ogni aspettativa senza piegarsi alle regole del sistema.
Attraverso questa metafora, il leader degli ATEEZ racconta una storia di resistenza e di lotta: come il mangnani, anche loro sono stati a lungo emarginati o sottovalutati, ma hanno saputo trasformare il pregiudizio in forza e orgoglio. Essere outsider, nella loro visione, non è una vergogna, bensì un segno di autenticità.
Non è una questione di soldi o fama: il valore autentico
Nel testo, Hongjoong ribadisce con forza che il percorso degli ATEEZ non è mai stato motivato da soldi, fama, trofei o lusso. Attraverso versi rapidi e incisivi (“Ain’t about bills / Ain’t about fame / Ain’t about trophies / Ain’t about gold chains“), il leader del gruppo sottolinea come l’obiettivo non sia mai stato quello di inseguire il riconoscimento superficiale o i simboli convenzionali del successo.
Il vero motore della loro arte risiede altrove: nell’autenticità, nell’onestà creativa, nella capacità di mantenersi fedeli alla propria identità anche in un’industria spesso dominata da pressioni commerciali e standard omologanti. Nonostante la crescente fama mondiale, Hongjoong afferma che ciò che davvero conta è il valore intrinseco del loro percorso umano e artistico.
Particolarmente toccante è il riferimento diretto agli ATINY, i fan che li accompagnano e li sostengono sin dagli inizi.
Tutta la gloria e il successo raggiunti vengono definiti “A tiny thing” — un brillante gioco di parole tra a tiny (“una piccola cosa”) e ATINY.
Attraverso questa espressione, Hongjoong trasmette l’idea che, pur nella grandezza delle conquiste ottenute, niente può eguagliare l’importanza dell’amore, della dedizione e della fiducia ricevuti dal loro fandom.
È una dichiarazione di umiltà e riconoscenza che riafferma il rapporto speciale, quasi sacro, che lega ATEEZ e ATINY: un legame che va oltre il successo materiale.
Un’introduzione pensata con il cuore: il messaggio di Hongjoong
Questo spirito di sincerità e dedizione emerge in modo ancora più forte nel modo in cui Hongjoong ha pensato e costruito The Glory.
Nella live che l’idol ha tenuto lunedì 28 Aprile sulla piattaforma TOKTOQ, il leader ha raccontato il processo creativo dietro il brano e svelato alcuni retroscena emozionanti della performance.
Quando gli è stato chiesto di preparare l’introduzione per il palco dell’Ingalive Unicorn, gli è stato comunicato il momento esatto in cui gli altri membri sarebbero saliti sul palco.
Consapevole di questo, Hongjoong ha deciso di modellare il rap per lasciare spazio ai compagni, posizionando la frase “This is my pride” proprio prima del loro ingresso, in modo che l’inquadratura potesse spostarsi su di loro.
Un gesto simbolico di grande generosità: il suo orgoglio non è personale, ma collettivo, abbraccia l’intero gruppo.
Parlando poi del significato profondo del testo, Hongjoong ha spiegato:
Per quanto riguarda il contenuto dei testi, non volevo parlare di altro: mentre lavoravamo su album come Work e Ice on My Teeth, abbiamo avuto molti pensieri e conversazioni. Ma alla fine, la storia che volevamo raccontare non parlava di lusso, ma dei nostri valori.
E ha aggiunto:
C’è ancora così tanto che voglio fare e tanti percorsi che voglio intraprendere. Quando penso a tutto quello che ci aspetta con gli ATINY, ciò che abbiamo ottenuto finora mi sembra piccolo. Ma ogni successo che abbiamo raggiunto, appartiene agli ATINY.
Queste parole donano a The Glory una luce ancora più intensa: non è solo una celebrazione del passato, ma una promessa di futuro, radicata nell’amore reciproco tra ATEEZ e i loro fan.
Un rap crudo, una danza di parole
Dal punto di vista musicale, The Glory si presenta come un rap essenziale, quasi spoglio, privo di arrangiamenti complessi o sovrastrutture sonore. Questa scelta minimalista non è casuale: serve a mettere in primo piano il flow e la delivery vocale di Hongjoong, che diventano gli strumenti principali attraverso cui veicolare emozioni e messaggi.
Il rap alterna momenti serrati, in cui le parole scorrono rapide come fendenti, a pause strategiche che amplificano l’impatto emotivo di termini chiave come pride, glory e A tiny thing. Il flow è volutamente spezzato, nervoso, irregolare: ogni pausa, ogni accelerazione sembra mimare i movimenti di un combattente che, come il mangnani evocato nel testo, danza sulla linea sottile tra forza e vulnerabilità. Questa struttura frammentata e dinamica contribuisce a creare una tensione costante, che cattura e coinvolge l’ascoltatore.
Il gesto scenografico di sventolare il ventaglio rosso durante l’esibizione aggiunge un ulteriore livello di significato: come un antico guerriero o un boia rituale, Hongjoong brandisce non un’arma fisica, ma la sua arte e il suo orgoglio, conquistando il pubblico attraverso la potenza del simbolismo.
Anche l’alternanza linguistica tra inglese e coreano svolge un ruolo fondamentale: le frasi in inglese, brevi e dirette, veicolano messaggi universali e immediati; quelle in coreano, invece, affondano nei riferimenti culturali e nella simbologia, offrendo una narrazione più stratificata a chi ha gli strumenti per coglierla. Questa doppia anima, internazionale e profondamente radicata nella cultura coreana, è il marchio distintivo degli ATEEZ e trova in The Glory una delle sue espressioni più potenti.
Dall’underground alla vetta: il manifesto di un percorso
La forza emotiva di The Glory risuona ancora più intensa se si considera il contesto da cui provengono gli ATEEZ. Nati sotto una piccola etichetta indipendente, senza il supporto massiccio delle “Big 4” del k-pop, hanno dovuto costruire la loro carriera dal basso, affrontando ogni sfida come veri underdog.
Per anni ignorati o sottovalutati, hanno saputo conquistare il rispetto e l’amore di un pubblico internazionale, con la sola forza della loro arte, della loro energia travolgente e della loro coesione incrollabile.
In questo senso, The Glory non è solo una canzone: è un manifesto.
In un mondo che spesso premia l’apparenza più della sostanza, Hongjoong e gli ATEEZ scelgono la strada più difficile: essere sé stessi, a ogni costo.
The Glory non celebra solo un traguardo raggiunto, ma rinnova una promessa: continuare a lottare, a creare, a brillare senza tradire mai ciò che li rende unici.
Per loro, la gloria non si misura in numeri o premi: la vera vittoria è camminare mano nella mano con i propri sogni e con chi ha creduto in loro fin dall’inizio.
È il canto di chi sa che il viaggio è la più grande delle conquiste.
È il canto di ATEEZ.
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