Cinque musicisti da background completamente diversi, quel tipo di diversità, se non gestita in maniera intelligente, che può creare dei problemi. Eppure quando suonano, quel che si sente è una musica frutto di un progetto condiviso, di una visione coerente. I V01D – Jo Juyeon (voce principale, chitarra), il membro coreano- americano Kevin Park (voce, tastiera, violino), Jung Jiseob (chitarra, voce), Song Uchan (batteria) e il giapponese Shinnosuke (basso) – hanno debuttato, con discrezione, a marzo 2026 con la IX Entertainment. Sette mesi dopo ecco YOUTHQUAKE, il loro secondo mini album, che è uscito il 19 ottobre 2026.
Quando chiedo loro di cosa parla davvero YOUTHQUAKE, una crasi delle parole inglesi youth (giovinezza) e quake (terremoto), la risposta che arriva – all’unisono, per tutta l’intervista – è questa: «Pensiamo che la giovinezza non sia il momento in cui sai dove stai andando. È il momento in cui continui a muoversi, affronti le cose e cerchi la strada senza avere tutte le risposte».
Quello che è cambiato in sette mesi
«La cosa migliore successa in questi mesi è che adesso ci capiamo molto meglio come musicisti», spiegano. All’inizio era tutto scoperta, il processo di capire chi suonava cosa e come e cosa piaceva davvero a ognuno. Adesso quella scoperta si è trasformata in qualcosa di più maturo: c’è spazio per il dissenso senza che questo significhi rottura.
«Abbiamo imparato che non devi sempre pensarla uguale per fare buona musica. Spesso dal confronto tra opinioni diverse viene fuori qualcosa che nessuno di noi aveva neanche immaginato». Questo si sente in ogni traccia. I V01D non sono una band che cerca il compromesso, sono cinque persone che hanno imparato a non avere paura l’una dell’altra.
Quando parlo della loro collaborazione con Park Seulgi dei 20Hz, che ha co-composto e co-arrangiato la pre release track Ending Credit, la band riflette su quel lavoro con una certa profondità. «È stato utile avere qualcuno che ci ascoltasse da fuori, con orecchie fresche. Ma abbiamo capito di più: restare fedele all’idea di una canzone e cambiarla per farla meglio non sono in contraddizione». La differenza tra un disco ben fatto e uno interessante è proprio lì, nella capacità di far crescere la tua visione senza renderla rigida e nel lasciar trasparire questo processo.
Cosa vuol dire YOUTHQUAKE, davvero
Il titolo, come anticipato prima, evoca movimento, terremoto, cambiamento radicale, e il disco parla effettivamente di cambiamento, anche se non come potresti aspettarti. «Forse quello che è vacillato di più per noi è stato il senso di certezza», racconta la band. Quando hanno iniziato a lavorare al disco, spiegano «avevamo appena debuttato, l’entusiasmo c’era. Ma nello stesso momento ci chiedevamo se stessimo andando nella direzione giusta».
Non stanno dicendo che hanno trovato le risposte, stanno dicendo che hanno imparato a vivere con le domande. YOUTHQUAKE apre con Memory, una traccia che «racchiude quei momenti in cui il tempo trascorso insieme diventa di per sé un miracolo. Parla di come momenti che potrebbero passare inosservati diventino ricordi speciali proprio perché li condividiamo con qualcuno», e poi c’è My Youth, che «racconta la giovinezza che stiamo vivendo adesso. Non pensiamo che la giovinezza sia fatta soltanto di momenti belli e luminosi. Anche l’ansia, lo smarrimento e i momenti in cui non sappiamo quale strada prendere fanno parte di quella giovinezza che ci rende ciò che siamo oggi».
Arriv poi Scream Out Now, di cui i membri dicono «Tutti attraversiamo momenti di smarrimento, chiedendoci se siamo sulla strada giusta, temendo un futuro incerto. A volte ci confrontiamo con gli altri e finiamo per sminuirci, domandandoci se stiamo davvero andando nella direzione giusta. Anche noi membri della band abbiamo provato spesso queste emozioni da quando abbiamo iniziato a fare musica. Ma proprio perché questa è la strada che abbiamo scelto, volevamo trasmettere questo messaggio: “Smettiamo di avere paura, crediamo in noi stessi e facciamo un passo avanti”. “Cause I know who I am. Scream out!”»
Nell’album trova il suo spazio anche la pre-release track Ending Credit, la collaborazione con Park Seulgi dei 20Hz. «Anche se il titolo Ending Credit può far pensare alla fine di una storia, per noi rappresenta piuttosto il momento in cui comincia quella successiva. In definitiva, YOUTHQUAKE è un album che racconta il nostro percorso e le emozioni che proviamo oggi, mentre ci muoviamo verso le nuove storie che ci attendono».
Un capitolo si chiude. Il prossimo sta per iniziare.
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