Se c’è un brivido che non mi stanca mai è quello che provo quando il radar intercetta un talento giovanissimo e irresistibile. È quel momento in cui si accende una scintilla particolare, un’attrazione sonora fresca, una vibrazione extra-ordinaria.
Una sottile frenesia scatta subito dopo, quando mi metto a cercare ogni traccia disponibile—ascolto, leggo ogni singola informazione esistente— e la curiosità sale fino a diventare un’esigenza insopprimibile.
E’ così che è successo con SUNHO.
Con le sue ballate delicate a e le atmosfere chill e jazz, SUNHO ha catturato subito la mia attenzione. La sua voce è un invito intimo, un’espressione senza mediazioni che merita di essere ascoltata oltre i confini di Seoul. Noi di Koreami siamo qui per darle tutto lo spazio che merita, certe che il suo debutto sia solo l’inizio di un percorso luminoso, e speriamo che questo incontro possa darle la spinta giusta per far uscire prestissimo nuova musica e condividere pienamente la sua arte con il pubblico europeo.
Abbiamo parlato con SUNHO del suo universo intimo, dei suoi singoli e della sua visione per il futuro.
1. Ciao SUNHO e benvenuta sulle pagine di Koreami! Siamo entusiasti di ospitare una voce così fresca e intima. Visto che per molti sei una scoperta, potresti iniziare tu stessa il tuo ritratto? Chi è SUNHO, l’artista, e cosa desideri che i nostri lettori sentano prima di tutto nella tua musica?
Ciao, sono Sunho, una cantautrice con base a Seoul. Finora, il mio lavoro ha esplorato principalmente la musica pop con radici jazz. Voglio essere il tipo di artista che le persone possono ascoltare sempre e ovunque, qualcuno le cui canzoni risultino facili da riascoltare, senza pressione o pretese.
2. Hai debuttato con un sound intimo (Acoustic/Chill/Jazz). Volevamo chiederti: in un’industria che a volte spinge per l’eccesso, la necessità di un’espressione pura che mettesse la tua vera voce al centro ha prevalso su ogni logica di mercato? È stata una scelta quasi inevitabile, per te?
Quel sound ha sempre fatto parte del mio gusto naturale. Ho studiato canto al college, quindi sono stata naturalmente attratta dai generi in cui la voce è al centro. Poiché spesso lavoro da sola e ho ancora molto da imparare nella produzione, il mio tono vocale è diventato la parte di me stessa che volevo evidenziare di più. Guardando indietro, non è stata tanto una scelta deliberata quanto qualcosa che aveva semplicemente senso per me.
3. Il tuo sound è globale, ma radicato. Vorremmo sapere se, nel tuo studio a Seoul, metti mai su artisti europei – magari cantautori italiani o scandinavi noti per un’indie malinconica – che hanno inconsciamente plasmato il modo in cui scrivi o sogni la tua musica?
Sono cresciuta ascoltando molta musica pop, quindi la mia direzione musicale è stata naturalmente orientata in quel modo. Ultimamente, mi sto impegnando consapevolmente ad ascoltare più ampiamente, per assorbire stili e prospettiche diverse.
4. La tua traccia “In July” evoca subito un senso di nostalgia estiva. Qual è l’immagine, o magari il profumo, che hai cercato di catturare in quella canzone? È un ricordo vivido o è la creazione di un luogo interiore che volevi condividere?
Qualche anno fa, ho viaggiato a Bali, e l’oceano che ho visto lì è stato il più bello che abbia mai visto. Quel paesaggio mi è rimasto impresso. Volevo catturare quella sensazione calda e serena in una canzone: non l’intensità ardente della passione, ma le gentili e luminose emozioni di amore ed eccitazione. La traccia è il mio modo di dipingere quel sole tenue e quell’atmosfera pacifica che provavo allora.
5. Il titolo in inglese “you never was in my dream” ha una costruzione volutamente non convenzionale. A noi suona come una scelta poetica, quasi grezza, che dà immediatezza all’emozione. Volevamo chiederti se questa “anomalia” è stata pensata proprio per bypassare la grammatica e andare dritta al cuore del sentimento che volevi esprimere.
Onestamente, non c’era un significato profondo dietro! Mi piaceva semplicemente come “was” suonasse meglio di “were”, mi sembrava più fluido, quasi più musicale. L’ho considerata una scelta poetica. Più tardi, dopo l’uscita della canzone, un professore che aveva vissuto all’estero mi ha fatto notare che in realtà si trattava solo di un errore grammaticale… Ci ho riso su, ma, lo ammetto, me ne sono un po’ pentita in seguito.
6. Il testo di “Ferris Wheel” parla di innamoramento e usa la metafora della ruota panoramica che gira, ripetendo “Round again, round again”. Questo ciclo di salite e discese descrive un amore stabile e felice, oppure quel senso di vertigine emotiva che si prova quando si sta cadendo in amore?
Pende più verso un amore stabile e confortante. La canzone non parla di innamorarsi perdutamente in un istante, ma di un affetto calmo e duraturo. Come una ruota panoramica che continua a girare, è una promessa: che continuerò ad amarti, in modo naturale e infinito.
7. I video delle tue sessioni live in studio (come quelle per ALL THINGS Studio) sono fondamentali per la credibilità di un cantautore. In un’industria che punta alla perfezione digitale, cosa significa per te esibirsi “dal vivo” e perché pensi che questa chiarezza espressiva sia essenziale per connettersi con chi ti ascolta?
Mi sono resa conto che tendo a concentrarmi troppo sul lato tecnico della musica quando lavoro da sola, cercando di perfezionare ogni piccolo dettaglio invece di incanalare l’emozione pura. Ma quando mi esibisco dal vivo, la mia mentalità cambia completamente. Penso meno alla precisione e più alla comunicazione, al trasmettere il sentimento della canzone al pubblico. Questo mi fa riconnettere con il nucleo emotivo della musica. Quei momenti mi ricordano perché amo fare questo: mi mantengono ancorata come artista.
8. Le tue ballate toccano temi universali come la solitudine o il desiderio. Nonostante la barriera linguistica, quale credi sia l’emozione o la risonanza più potente che ti aspetti che un ascoltatore italiano, che magari non capisce le parole coreane, possa percepire immediatamente nella tua voce?
La gente mi dice spesso che, indipendentemente dalla canzone che canto, c’è sempre un tocco di malinconia nel mio tono. Mi piace. Anche se qualcuno non capisce il testo, spero che possa percepire quella quieta tristezza e [trasparenza].
Non ho ancora molte canzoni pubblicate, quindi in questo momento il mio obiettivo è scrivere e produrre più musica. Sto pianificando di pubblicare presto un EP e voglio sperimentare nuovi suoni, forse folk o elettronici. Voglio continuare a evolvermi e mostrare più lati di me stessa attraverso la mia musica.
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