Jimin è pronto a mostrare al mondo chi è diventato – Michelle Hyun Kim

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La poliedrica star, membro dei BTS, parla del suo album di debutto da solista Face e condivide quanto i suoi compagni di band abbiano supportato il suo processo creativo.

di Michelle Hyun Kim
marzo 2023

traduzione di Koreana

I colleghi membri dei BTS hanno creduto in Jimin prima che lo facesse lui stesso.

Era la primavera scorsa, e il gruppo era a Las Vegas a fare gli ultimi spettacoli del loro tour “Permission to Dance on Stage”. Tra una serata e l’altra, si è aperto con i membri della band, che considera fratelli, davanti a un drink e ha raccontato loro dei dubbi su se stesso che aveva sperimentato durante la pandemia. È stato allora che ha ricevuto l’incoraggiamento di cui aveva bisogno dal gruppo, che festeggerà il suo decimo anniversario quest’estate, e si è sentito abbastanza preparato per intraprendere il proprio progetto solista.

“Pensavo cose del tipo: ‘Perché vivo così? Cosa sto facendo in questo momento?’”, racconta a Rolling Stone attraverso un interprete, parlando dall’ufficio HYBE di Seoul in una giornata di primavera. I suoi compagni di band gli hanno assicurato che tutti attraversano questi dolori. Gli hanno suggerito di esprimersi attraverso la musica, che questo avrebbe potuto offrirgli una via da seguire.

Ora, l’artista 27enne di Busan, Corea del Sud, sta preparando la sua uscita come pop star solista con Face, un accattivante album di sei tracce. In tutto il progetto, che è pieno di stati d’animo sonori che virano da appuntiti e incisivi a vellutati ed eleganti, Jimin ritrae i sentimenti contrastanti che ha avuto su se stesso e sul suo viaggio come artista. Sebbene originariamente, quando è entrato a far parte della Big Hit Entertainment all’età di 16 anni, non fosse un cantante, nel tempo ha sviluppato una delle voci più singolari del K-pop: è dolce, con bordi delicatamente taglienti, e contorce le sue vocali come se fossero morbidi riccioli di fumo. Attraverso queste sottili inflessioni, trasmette l’amaro isolamento pandemico nella malinconica traccia R&B “Alone”, ma poi passa rapidamente alla rabbia esplosiva in “Set Me Free Pt. 2.” In questa traccia hip-hop, chiassosa e carica di fiati, proclama che sta entrando in una nuova era in cui “non si nasconderà più anche se fa male”, cantando mentre stringe i denti.

Il progetto rappresenta un’audace evoluzione dal lavoro di Jimin nei BTS, in cui ha mostrato la sua propensione a creare un R&B emotivo attraverso brani come “Wings” del 2016 e “Filter” con influenze latin-pop. Nel 2018, ha dimostrato di poter adottare un approccio da cantautore acustico con il suo singolo di debutto da solista “Promise”, che è stata recentemente rilasciato ufficialmente su tutte le piattaforme di streaming dopo aver vissuto per anni solo su SoundCloud. Per i singoli di Face, ha anche preparato performace meticolose, che sono diventate una firma per il ballerino abile che è, il cui stile fluido ma potente è risultato del suo background nella danza moderna e nelle arti marziali (per vedere l’intera portata del suo talento, i fan possono guardare la sua danza contemporanea virale su “I Need U” agli MMA Awards 2019, dove volteggia senza sforzo come se fosse la personificazione del vento, o la sua esibizione di “Black Swan” del 2020). Ha fatto molta strada da quando era un adolescente, impersonando lo stile di performance sensuale del suo role model, Taeyang di Big Bang; questo gennaio, ha vissuto un momento importante quando è apparso nella tanto attesa traccia solista del veterano del K-pop “Vibe”.

Jimin esplora un ipnotizzante mix di emozioni nel primo singolo dell’album “Like Crazy”, che uscirà sia in versione inglese che coreana. Ha trovato ispirazione nell’omonimo dramma diretto da Drake Doremus nel 2011. Colpito dalla rappresentazione del film di una storia d’amore appassionata tra una donna britannica e un uomo americano la cui relazione non potrà mai stabilizzarsi a causa di problemi di visto e delle rispettive carriere, ha cercato di trasmettere questi sentimenti attraverso la coreografia della canzone. È un perfezionista fino in fondo: quando gli dico che non vedo l’ora di assistere a queste esibizioni, la sua risposta è semplicemente: “Lavorerò sodo”.

Questo album si chiama Face. Cosa significa per te il titolo?
In questo album, mi guardo indietro . La parola “face” ha molti significati diversi. Certo, ha il significato del sostantivo, faccia, ma significa anche “affrontare”, come verbo. Quindi, per settare un nuovo punto di partenza e iniziare un nuovo viaggio, ho pensato che sarebbe stato necessario guardare indietro e affrontare me stesso completamente.

Quando ti sei guardato indietro, hai scoperto qualcosa di nuovo?
Non direi. Ma quando ripenso a me stesso durante la pandemia e alle emozioni che ho provato allora, mi accorgo che in realtà non mi rendevo davvero conto dei sentimenti che provavo allora. [Pensavo] di star bene. Di essere felice. Di starmi godendo le cose. Ma guardando indietro, mi sono reso conto che quelli non erano gli unici sentimenti [che avevo]. Dopo averlo realizzato, ho pensato che avrei dovuto superare [questi sentimenti]. Penso di aver imparato come diventare un adulto. Ho provato varie emozioni durante la pandemia.

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Osservando i testi di questo album, troviamo temi di solitudine, lotta con te stesso e ricerca della libertà. Che tipo di pensieri e sentimenti hai avuto mentre scrivevi questi testi?
In realtà non sono bravo a menare il can per l’aia, o a dire indirettamente cose, e questo è lo stesso con i miei testi. Ho scritto le emozioni così com’erano, esattamente come mi sentivo due anni fa, e le emozioni che provavo in quel momento. Quindi, se ascolti solo la musica, capirai subito i testi.

Come volevi esprimerti musicalmente o dal punto di vista della produzione in questo progetto?
Poiché per ogni canzone le emozioni sono diverse, ho voluto esprimere quei sentimenti così come sono attraverso la [produzione]. Nella prima parte [dell’album] c’è rabbia. La traccia principale [“Like Crazy”] sembra felice, ma dietro c’è solitudine. Inoltre, la coreografia per la traccia principale e il singolo pre-rilascio, “Set Me Free Pt. 2” esprimono ancora altre cose.

“Interlude: Set Me Free” è una canzone di Suga, dal suo mixtape D-2 del 2020 come Agust D. In che modo è connessa con “Set Me Free Pt. 2”?
Penso che è difficile dire che siano effettivamente collegate. Ma quando stavo lavorando a questa canzone, ho pensato che la frase “set me free” sarebbe stata il titolo perfetto. Poi ho capito che c’è già una canzone con lo stesso nome nel mixtape di Suga. Quando ho ascoltato quella canzone, mi sono ricordato che è una canzone sulle lotte per diventare più maturi, diventare adulti. Quindi ho pensato che avrebbe avuto senso che la mia canzone diventasse la “seconda parte” di quella canzone. Se abbiamo una possibilità o un’opportunità, penso che sarebbe carino che lui facesse una feature con la mia canzone. [Ride]

La prima canzone, “Face-Off”, inizia con una melodia che suona come una musica da circo/carnevale. Cosa dovrebbe rappresentare?
In realtà non ha un significato specifico. Quando ho lavorato a questa canzone, io e i produttori abbiamo iniziato a giocare con diversi pianoforti e strumenti. Quando la ascolti, ti rendi conto che questa canzone è molto intensa, ribelle, con molta rabbia. Ma iniziare così [con il suono del carnevale] sarebbe in netto contrasto con il resto di quelle vibrazioni. Quindi hanno detto: “Sai, se inizi la canzone in questo modo, potrebbe dare un senso di paradossale o ironico, e potrebbe essere divertente”.

In “Interlude: Dive” ci sono suoni dell’acqua e poi suoni di te che parli sul palco. Che tipo di storia racconta quella traccia?
Originariamente, la prima traccia era “Face-Off”, che è davvero intensa e ribelle, e la traccia successiva era la traccia principale, “Like Crazy”, che ha una sensazione di ebbrezza sognante. Ho pensato che sarebbe stato bello avere qualcosa nel mezzo che collegasse queste due tracce, quindi è così che siamo arrivati a “Dive”. Quando ascolti la traccia, senti i suoni di qualcuno che ansima o di me che corro da qualche parte. Volevo dare questa sensazione di essere perso, vagabondo. Quindi ho provato molte cose diverse [per quella canzone]. E poi mi sono registrato mentre correvo usando il mio telefono, è stato un processo divertente.

Per “Like Crazy”, ti sei ispirato al film Like Crazy. Cosa ti è piaciuto in particolare di questo film e come ha influenzato la canzone?
In realtà ero su YouTube e mi sono imbattuto in questo video di un mashup tra questa canzone “In Return” di Breakbot e clip di questo film. Ed è stato tipo “Oh, cos’è questo?” e questo mi ha portato a guardare il film. Ho pensato che fosse molto romantico e dolce, ma in realtà è la rappresentazione molto realistica e cruda di una rottura. Quindi, quando stavamo parlando della traccia principale, mi è venuto in mente questo film all’improvviso, e ho pensato che si sarebbe adattato bene al tipo di canzone [che volevamo fare]. Quindi ho guardato di nuovo il film e ho incluso diversi punti di ispirazione [nella canzone]. Ci sono alcuni interessanti estratti di dialoghi all’inizio e alla fine [del brano] che esprimono esattamente quello che volevo dire.

Puoi dirci qualcosa della coreografia e della performance di “Like Crazy”?
Ho cercato di esprimere i sentimenti di quel film… Sai, le emozioni un po’ complesse, un po’ solitarie, un po’ felici. Ho cercato di esprimere tutte queste emozioni ambigue e sottili in un modo un po’ sexy, ma non sono sicuro di come finirà per essere recepito dalle persone. [Ride]

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Sappiamo che hai un background nella danza moderna, così come in diverse arti marziali come il taekwondo e il kendo. In che modo pensi che queste diverse forme di movimento influenzino il tuo stile di danza adesso?
Onestamente, quando ho iniziato a imparare le coreografie, ho pensato che il mio background nella danza moderna e nei diversi tipi di arti marziali sarebbe stato un ostacolo per me. Ma quando ho iniziato ad avere un mio stile di ballo dopo il debutto, ho realizzato che queste cose sono un grande aiuto. Quelle che pensavo fossero cattive abitudini hanno finito per avere un impatto positivo. Ho potuto vedere le danze con una prospettiva diversa rispetto alle altre persone e mizare il mio stile di danza moderna o incorporare acrobazie nella coreografia. Quindi penso che quelle basi abbiano effettivamente costruito quello che sono ora.

Mentre stavi preparando questo album, come ti hanno aiutato gli altri membri? O come sei stato influenzato da loro durante il processo?
In realtà, i miei membri sono stati le persone che mi hanno dato il via per iniziare a preparare questo album. Tutto è iniziato ai concerti [Permission to Dance on Stage] a Las Vegas l’anno scorso, e all’epoca, stavo lottando con le emozioni che sono finite in [“Like Crazy”]… Mentre stavamo parlando davanti a un drink, ho detto loro: “Non so se sto bene. Non so nemmeno cosa sto facendo. Ma i membri hanno detto che andava benissimo sentirsi così, che va bene sentirsi persi a volte. Hanno suggerito: “Perché non esprimi queste emozioni attraverso la musica?”
Quindi, nel momento in cui sono tornato in Corea dagli Stati Uniti, ho fatto degli incontri con i produttori e ho iniziato subito a lavorare sulla musica. Sono così grato ai miei membri per avermi ispirato a iniziare a lavorare su questo album. Non so come reagiranno le persone alla musica, ma in realtà sono stato in grado di risolvere completamente tutti quei sentimenti di smarrimento. Ora sto perfettamente bene, quindi sono molto grato a loro.

Cosa c’era nei concerti di Las Vegas che ti ha suscitato tutte queste emozioni?
Come sai, non abbiamo potuto incontrare i nostri fan di persona durante la pandemia. In quel momento, non sentivo di avere abbastanza spazio o tempo per poter riflettere su me stesso. Quindi [ho vissuto] senza sapere davvero cosa stavo facendo, o perché stavo lavorando così duramente fino a quel punto e per cosa. Ogni giorno avevo pensieri ed emozioni diversi. Ma durante i concerti di Las Vegas, ho avuto la possibilità di parlare con i miei membri di come erano sopravvissuti durante questo periodo. Prima, pensavo di essere l’unico che si sentiva e si comportava in modo strano, e che tutti i miei membri stessero ancora lavorando molto duramente, mi sembravano tutti così fighi e brillanti. Pensavo di essere quello strano, quindi parlare con loro mi ha davvero aiutato a rimettermi in piedi.

Passando a un altro argomento, com’è stato lavorare con Taeyang in “Vibe?”
È un ricordo così felice per me. Come sai, è stato il mio modello fin quando ero piccolo. Quindi il fatto di poterlo incontrare, ascoltarlo cantare proprio accanto a me, poterlo osservare da vicino mentre lavora alla musica, ballare con lui, filmare il video musicale ed esibirsi insieme… Tutto ciò mi ha reso così felice.

Quando Taeyang è apparso in Suchwita, il programma di Suga, ha detto che sei una persona che lavora molto duramente. Cosa pensi di questo?
L’ho contattato molto durante l’intero processo di registrazione di “Vibe”. In realtà ho impiegato molto tempo a registrare le mie parti da solo, dal momento che non è una canzone molto facile. Ogni volta che facevo una nuova registrazione, gliela mandavo, tipo “Questa è la versione di oggi della registrazione, potresti ascoltarla per favore?” Poi il giorno dopo, inviavo una nuova registrazione e dicevo: “Ho corretto questi dettagli, cosa ne pensi della versione di oggi?” Penso sia per questo motivo che lui pensa questo di me e che mi ha visto in modo positivo.

Puoi descrivere il modo in cui ti eserciti mentre ti prepari a pubblicare un nuovo album?
C’è qualcosa che dico sempre ai produttori con cui lavoro: “La pratica è la risposta”. Se ho un po’ di tempo dopo aver finito di lavorare la sera, mi esercito a cantare con i produttori. Danzo. Continuo a cercare di dedicare più tempo possibile alla pratica. È un ciclo infinito di pratica.

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Team delle traduzioni di Koreami.org