Una piccola premessa, prima di cominciare: in questo articolo userò sia RM sia Namjoon. Perdonatemi, ma andrò anch’io un po’ a sentimento – Simona
“Salve! Buongiorno. Annyeonghaseyo”
È così che RM, leader dei BTS, ha iniziato il suo discorso durante la preview di RM x SFMOMA: Between You and Me, al San Francisco Museum of Modern Art.
Poi un sorriso, una piccola pausa.
“È da un po’ che non faccio un discorso, quindi… Salve, mi chiamo RM. Questa è la mia prima esperienza come curatore. E sono nervoso”.
Lo ha detto con quella spontaneità che ha accompagnato gran parte del suo intervento. E forse era impossibile immaginare un inizio più adatto per una mostra che, nelle sue stesse parole, è diventata una “lunga introduzione a me stesso”.
Il 29 settembre, durante l’anteprima a San Francisco, abbiamo visto Namjoon emozionato, felice e anche un po’ incredulo davanti a qualcosa che per quasi due anni è esistito soprattutto come idea, lavoro, dubbi, testi riscritti e opere da mettere in dialogo.
“Prima di tutto, voglio ringraziarvi sinceramente per essere qui e per aver dedicato il vostro tempo a questa mostra. E, sapete, persino alcuni dei miei amici hanno pagato di tasca propria il biglietto e affrontato un volo di circa dodici ore per venire fin qui a vedere la mia mostra. Grazie davvero per essere venuti.
E grazie al SFMOMA per avermi offerto questa preziosa opportunità. Immagino che per voi sia stata una grande sfida lavorare con un musicista K-pop, quindi vi ringrazio per aver accettato questa sfida. E grazie anche a tutti i membri del consiglio di amministrazione che hanno contribuito a rendere possibile questa mostra”.
“Più ci lavoravo, più mi sentivo confuso”
Namjoon racconta di aver rivisto il suo discorso circa dieci volte.
E, ironicamente, più ci lavorava, più si sentiva confuso.
“Quando ho iniziato a frequentare i musei otto anni fa, quando ho iniziato a guardare l’arte, ovviamente non avrei mai immaginato che sarebbe arrivato un giorno come questo.
Nel corso degli anni, ho parlato molto di cose come il personale e l’universale, l’Oriente, l’Occidente, il moderno, il contemporaneo. Ma ora che questa mostra sta per aprire, mi ritrovo improvvisamente a pensare: “Beh, tutto questo ha davvero importanza?”. Forse, in fondo, serve solo una mostra buona, nuova e interessante”.
Ed è proprio da questa apparente semplicità che nasce Between You and Me.
Tutto è cominciato durante il servizio militare
Due anni fa, mentre era nell’esercito, Namjoon ha ricevuto una proposta da SFMOMA. Gli è piaciuta subito.
Con la sua consueta ironia, ha ammesso che forse, trovandosi in quel momento nell’esercito, sarebbe stato felice di qualsiasi proposta arrivata da San Francisco.
“Due anni fa ero nell’esercito quando ho ricevuto una proposta da parte del SFMOMA. Mi è piaciuta moltissimo. Certo, in quel periodo ero nell’esercito, quindi forse sarei stato felice di ricevere qualsiasi proposta arrivasse da San Francisco.
Ma ho pensato anche che potesse essere una bella esperienza da vivere prima di aprire, un giorno, uno spazio tutto mio, un progetto che sogno da tempo. E mi sono detto che, in un luogo di questa portata e con un prestigio simile, avrei potuto prendere in prestito lo spazio di qualcun altro e provare a fare qualcosa di divertente.
Così ho iniziato tutto questo con grande spontaneità, senza troppe aspettative. Non avrei mai immaginato che quella stessa innocenza mi avrebbe portato, alla fine, a scrivere, cancellare e riscrivere centinaia di didascalie”.
E probabilmente non immaginava nemmeno quanto di sé avrebbe finito per mettere dentro questa mostra.
“Mi sento ancora come se fossi in bilico”
C’è un passaggio del discorso particolarmente intimo.
Namjoon racconta di sentirsi ancora come se fosse sempre in bilico, fluttuando in uno spazio indefinito.
“Mentre sono qui a parlare con voi, sento ancora di essere in qualche modo in bilico, come se stessi fluttuando in uno spazio indefinito, sia qui negli Stati Uniti sia a Seoul, la città in cui sono cresciuto.
E, sapete, non è una sensazione particolarmente piacevole. Forse è anche per questo che mi sono affidato molto all’arte.
L’arte e la musica hanno linguaggi e strumenti espressivi diversi, ma in fondo fanno la stessa cosa: cercano entrambe di dire qualcosa.
Inoltre, fin da quando ero bambino mi è sempre piaciuto collezionare oggetti.
Allo stesso tempo, però, a volte mi sento in colpa per questa mia abitudine. Mi chiedo: “Ho davvero bisogno di portarmi dietro così tante cose di cui, in realtà, non ne ho nemmeno bisogno?”. E penso anche: “Sono forse diventato semplicemente un ricco noioso? Beh… forse sì.
Ma poi ho pensato che sarebbe stato bello se anche altre persone avessero potuto vedere quelle cose. Ed è per questo che ho voluto condividere la mia collezione con il pubblico”.
Namjoon ha trovato nell’arte uno spazio in cui fermarsi, soprattutto nei momenti in cui si è sentito più in bilico.
E il legame con la musica è già tutto nelle sue parole: possono cambiare il linguaggio, i mezzi e la forma, ma entrambe nascono dalla necessità di esprimere qualcosa.
È una connessione che attraversa tutta Between You and Me.
Attraverso l’arte emerge così un Namjoon più intimo, che, proprio come fa nella musica, cerca un modo per esprimere ciò che sente, le domande che lo accompagnano e il suo personale modo di osservare il mondo.
Autoritratto
“Molte delle opere della mia collezione appartengono ad artisti coreani moderni e contemporanei, e sono consapevole che molti di questi nomi siano ancora poco conosciuti al di fuori della Corea.
Negli ultimi anni ho avuto modo di vedere le collezioni di molte altre persone e ho iniziato a pensare che ci siano poche cose capaci di raccontare qualcuno con la stessa sincerità di una collezione costruita nel corso del tempo: attraverso il proprio denaro, le proprie esperienze, il proprio impegno e persino scegliendo di dedicare alle opere le pareti della propria casa.
In questo senso, credo che questa mostra sia, in fondo, una lunga introduzione a me stesso”.
Una collezione non racconta soltanto gli artisti e le opere che ne fanno parte. Racconta anche la persona che li ha scelti, le domande che si è posta, ciò che l’ha colpita, i momenti in cui certe immagini sono entrate nella sua vita e il modo in cui, nel tempo, il suo sguardo è cambiato.
Per RM, questo racconto passa attraverso la natura, la memoria, la quotidianità, la solitudine, la quiete e una particolare attenzione per l’arte coreana.
Non è un caso che molte delle opere che lo hanno attirato abbiano una dimensione silenziosa, contemplativa, capace di lasciare spazio allo sguardo.
A volte basta fermarsi davanti a qualcosa e lasciarsi toccare.
I Don’t Know But I Like It
“Non lo so, ma mi piace”.
È il nome scelto per una delle sezioni dell’esposizione. E non è soltanto un gioco di parole.
“È il mio sentimento onesto”, ha spiegato.
“Mi sento un po’ in imbarazzo ad ammetterlo, ma la verità è che, a volte, non so nemmeno io perché abbia collezionato tutte queste opere. Così ho deciso di chiamare una delle sezioni della mostra “Non lo so, ma mi piace”. È semplicemente il modo più sincero per descrivere quello che provo.
Allo stesso modo, sono sempre molto consapevole dei miei limiti. Ci sono momenti in cui mi sento incredibilmente orgoglioso di me stesso e altri in cui mi sento altrettanto incredibilmente in imbarazzo. Continuo a oscillare tra questi due sentimenti.
Alla fine, però, ho capito che non posso essere altro che me stesso.
E così ci sono state due domande che, più di tutte, hanno guidato le mie scelte.
La prima era: “Mi emoziona davvero?”.
La seconda: “Anche oggi, nel 2026, questo artista e quest’opera hanno ancora qualcosa da dirci?”.
Un outsider nel mondo dell’arte
Namjoon non ha una formazione accademica in storia dell’arte e questa è la sua prima esperienza come curatore. Non ha quindi affrontato la mostra con lo sguardo di uno specialista, ma partendo da un rapporto molto personale con le opere.
Questa posizione esterna gli ha dato una certa libertà. Invece di partire da categorie e classificazioni già stabilite, ha potuto seguire ciò che lo emoziona, mettendo in relazione epoche, artisti e contesti diversi sulla base delle sensazioni, delle idee e dei legami che riusciva a trovare tra loro.
“Ho sempre sognato di vedere luoghi, epoche, confini e contesti diversi incontrarsi e convivere in armonia.
Forse può sembrare un po’ azzardato, perché non ho mai studiato formalmente storia dell’arte e non sono un curatore. Ma credo che, in qualsiasi ambito, a volte lo sguardo di chi viene da fuori possa portare una ventata di novità.
E forse proprio perché non appartengo al mondo dell’arte, mi sono sentito anche un po’ più libero. Non ho avuto una formazione che mi imponesse di racchiudere un’idea complessa in cento parole. Ed è stata proprio questa, probabilmente, la parte più difficile.
Ma ho cercato di godermi il viaggio e il processo”.
Radici
Between You and Me riunisce quasi 200 opere, con oltre 140 provenienti dalla collezione personale di RM, in un percorso che attraversa l’arte coreana moderna e contemporanea e la porta a dialogare con lavori provenienti da epoche, Paesi e tradizioni artistiche differenti.
Molte delle opere della collezione di RM vengono inoltre presentate per la prima volta negli Stati Uniti.
Il percorso è, prima di tutto, un modo per avvicinarsi al mondo di Namjoon attraverso ciò che ha scelto di guardare, conservare e portare con sé nel corso degli anni.
Per questo RM non si è limitato a prestare le proprie opere.
Ha partecipato direttamente alla costruzione della mostra insieme alle curatrici di SFMOMA América Castillo e Hyoeun Kim, contribuendo alla selezione e alla disposizione dei lavori, scrivendo i testi che accompagnano il percorso e le didascalie delle opere e registrando un’audioguida in coreano e in inglese con le proprie riflessioni.
Hyoeun Kim, assistente curatrice di pittura e scultura, da tempo impegnata nella promozione dell’arte coreana a livello internazionale, è rimasta colpita soprattutto dall’ampiezza e dalla varietà della collezione di RM.
Durante l’anteprima ha sottolineato come il suo percorso attraversi epoche molto diverse: dalle opere del VI secolo alla dinastia Joseon, fino ai principali artisti dell’arte moderna e contemporanea coreana.
Una collezione che, nel complesso, abbraccia quasi 1.500 anni di storia dell’arte coreana.
Per Namjoon è la prima esperienza come co-curatore in un museo e, inevitabilmente, cambia anche il nostro modo di entrare nella mostra. Stiamo seguendo il filo delle sue scelte e delle connessioni che ha costruito tra opere apparentemente lontane.
“Nel corso dell’ultimo secolo, la Corea ha attraversato la colonizzazione, la guerra e un processo di sviluppo incredibilmente rapido. Molte cose sono andate perdute durante questo percorso, ma, allo stesso tempo, sono nate anche realtà straordinarie e preziose.
Da giovane coreano, ho raccolto queste opere con il desiderio di offrire uno sguardo e una sensibilità forse un po’ più giovani e contemporanei. Ed è stato questo percorso a portarmi, alla fine, a questa mostra.
Dalla scelta delle opere alla loro disposizione, fino all’allestimento, ho cercato di riunire tutto ciò che mi piaceva e, allo stesso tempo, tutto ciò che avrei voluto vedere realizzato in modo ancora migliore.
Ho semplicemente cercato di rendere questa mostra il più interessante e innovativa possibile.
Spero che possiate sentirlo”.
Per RM, conoscere questi artisti significa anche tornare verso qualcosa di profondamente personale. Avvicinarsi all’arte coreana gli ha permesso di guardare con occhi nuovi la storia, la cultura e la sensibilità del Paese in cui è nato e cresciuto.
“Devi trovare le tue radici”.
Opere in dialogo
Il percorso comprende dipinti, disegni, sculture, ceramiche, tessuti, calligrafie e opere di design, attraversando un arco temporale molto ampio, dal XIII secolo fino ai giorni nostri.
SFMOMA presenta Between You and Me come una delle più ampie esposizioni di arte moderna e contemporanea coreana organizzate negli Stati Uniti.
Al centro ci sono artisti fondamentali per la storia dell’arte coreana, ma le loro opere non vengono presentate come appartenenti a un universo separato. Entrano invece in relazione con artisti internazionali, creando accostamenti che superano epoche e geografie.
È una prospettiva che richiama anche il percorso personale di RM. La sua carriera lo ha portato continuamente oltre i confini della Corea, mentre la sua ricerca lo ha riportato più volte verso la storia, la cultura e l’arte del proprio Paese.
Uno degli aspetti più interessanti della mostra è proprio il modo in cui RM ha scelto di mettere in relazione le opere.
Kim Whanki dialoga con Yves Klein, accomunati anche dall’uso del blu e dalla capacità di trasformarlo in uno spazio aperto, quasi infinito.
Yoo Youngkuk viene accostato a Milton Avery e ancora a Klein, attraverso il paesaggio e la progressiva semplificazione delle forme.
To Sangbong incontra Giorgio Morandi nelle nature morte e nella capacità di trasformare soggetti quotidiani in immagini sospese, silenziose.
E Yun Hyong-keun viene messo in relazione con Donald Judd, in un confronto che non è soltanto formale, ma porta con sé anche una storia personale.
Yun Hyong-keun e l’incontro con Donald Judd
Tra gli artisti che hanno avuto un ruolo importante nel percorso di RM c’è Yun Hyong-keun, una delle figure più significative del Dansaekhwa, il movimento della pittura monocroma coreana sviluppatosi soprattutto negli anni Settanta.
Le sue tele sono essenziali, profonde, attraversate da grandi forme scure che sembrano affiorare lentamente dalla superficie. Un silenzio che racconta anche la storia di una vita segnata dai momenti più duri della Corea del Novecento, tra guerra e repressione politica.
In questo percorso, il lavoro di Yun incontra quello di Donald Judd. Una scelta che nasce da un legame reale. I due si conobbero nel 1991, stringendo un’amicizia fatta di profonda stima reciproca.
Judd contribuì inoltre a far conoscere il lavoro di Yun anche al di fuori della Corea.
Friendscape
Tra le sezioni della mostra c’è Friendscape, nata da una storia che racconta molto bene il modo in cui RM guarda l’arte.
Tre anni fa, in Corea, Namjoon aveva organizzato una mostra anonima. Senza il suo nome, senza la presenza della celebrità.
L’opera davanti alla quale i visitatori si erano fermati più a lungo era il dipinto di un gatto realizzato da un artista sconosciuto, probabilmente uno o due secoli fa.
Da quell’esperienza è nata una riflessione sulla presenza degli animali nella nostra vita, come compagni, amici e presenze capaci di regalarci una forma immediata di tenerezza.
“C’è un detto: ‘Il cane è il miglior amico dell’uomo’. Ma è davvero così solo per i cani? In Corea di dice anche: La tenerezza salverà il mondo!”.
Namjoon racconta di non aver avuto l’intenzione di salvare il mondo. Stava semplicemente cercando degli amici che gli facessero compagnia. E così, quasi naturalmente, nella mostra si sono radunati degli animali.
È un dettaglio apparentemente piccolo, ma racconta bene lo spirito di Between You and Me. Non sempre abbiamo bisogno di capire un’opera o di trovarle subito un significato. A volte basta qualcosa che ci incuriosisce, ci emoziona o ci fa sorridere per spingerci a fermarci e un po’ più a lungo.
Quello che resta, quello che cambia
Between You and Me nasce da una collaborazione e, come ogni progetto costruito insieme, anche da un confronto fatto di idee accolte, modificate e, inevitabilmente, lasciate da parte.
Non tutte le intuizioni che RM aveva immaginato sono riuscite a entrare nel percorso.
“Questo è stato fondamentalmente un progetto di collaborazione tra me e il SFMOMA, quindi non sono riuscito a realizzare ogni singolo dettaglio che avevo sognato, e ci sono state molte idee interessanti che abbiamo “seppellito” insieme.
Onestamente, se avessi realizzato tutto ciò che avevo sognato, sono sicuro che avremmo avuto dei problemi. Quindi, penso che questa sia la bellezza di questa collaborazione. E mi rende molto felice che una persona che non proviene dal mondo dell’arte possa arrivare così lontano”.
RM ha lasciato che il percorso prendesse forma dall’incontro tra il suo sguardo e quello del SFMOMA, accettando che alcune idee cambiassero strada e che altre, semplicemente, restassero fuori.
Ed è anche per questo che si dice felice di essere arrivato così lontano in un mondo che, fino a questo progetto, non era il suo.
Un percorso che lascia spazio a chi guarda
La mostra è articolata in diverse sezioni tematiche, pensate non tanto per dividere le opere in categorie rigide, quanto per creare connessioni e suggerire possibili modi di attraversare la collezione.
La sezione Home è dedicata alla quotidianità e alla bellezza che può nascondersi nelle cose più semplici.
Friendscape, come abbiamo visto, è uno spazio dove animali, figure umane e paesaggi si incontrano.
I Don’t Know But I Like It, è forse la sezione che più di tutte racconta la libertà con cui RM si è avvicinato all’arte, lasciandosi guidare, prima di tutto, da ciò che lo colpiva.
Le opere non sono quindi riunite soltanto perché appartengono allo stesso periodo, allo stesso movimento o allo stesso linguaggio. A unirle possono essere un’atmosfera, una sensazione, un ricordo o semplicemente qualcosa che ha attirato lo sguardo di Namjoon.
È un modo di costruire la mostra che lascia emergere il suo rapporto con l’arte.
Non sempre parte dalla necessità di trovare una risposta, ma dalla curiosità di capire perché qualcosa lo abbia emozionato.
E così il suo sguardo diventa il punto di partenza, non una destinazione.
Il visitatore può seguirne le tracce, lasciarsi guidare dalle connessioni che ha creato e, allo stesso tempo, trovare le proprie.
Un piccolo ponte
SFMOMA ha scelto di costruire la mostra attorno a un incontro.
RM arriva con il proprio sguardo, il museo con la sua collezione e la sua storia, gli artisti con opere nate in epoche e contesti differenti. Al centro, il visitatore, libero di attraversare queste connessioni e di costruire, inevitabilmente, un percorso personale.
È anche per questo che Between You and Me può parlare a chiunque, anche a chi non conosce l’arte coreana. Non serve arrivare con una preparazione specifica. Si può entrare nella mostra seguendo RM, lasciandosi attrarre da un colore o, più semplicemente, fermandosi davanti a un’opera che riesce a catturare lo sguardo.
E proseguire così.
“Viviamo in un’epoca definita dai confini. La mia unica speranza è che questa mostra possa essere un piccolo ponte, solido, per molte persone”, ha detto RM.
Il percorso non vuole spiegare un mondo a chi lo guarda, ma creare le condizioni perché persone, storie e sensibilità diverse possano incontrarsi.
La Corea e il resto del mondo. Il passato e il presente. L’arte moderna e quella contemporanea. Un artista e un altro. Un’opera e chi la guarda.
Namjoon e noi.
E lasciare che, almeno per un momento, sia l’arte a fare il resto.
Tra Namjoon e noi
“In un’epoca in cui tutto viene consumato così velocemente, credo che lo sguardo di alcuni artisti del passato possa risuonare ancora più profondamente oggi”.
È stata una delle ultime riflessioni del suo discorso. E forse è anche una chiave per entrare nella mostra.
Viviamo in un tempo nel quale immagini, musica, informazioni e persino emozioni scorrono velocemente davanti ai nostri occhi.
Namjoon ha scelto di rallentare, guardare, collezionare. Di tornare più volte davanti alle stesse opere, e ora invita altre persone a fare lo stesso.
Durante la preview, abbiamo visto Namjoon emozionato, felice. Un po’ confuso, come lui stesso ha ammesso, e profondamente orgoglioso.
Questa volta non ci ha chiesto di ascoltare una canzone.
Ci ha chiesto di guardare ciò che ha guardato lui, le opere che lo hanno accompagnato per anni, gli artisti che ha scelto di portare con sé. La Corea che ha continuato a ritrovare anche attraverso l’arte.
E magari, guardando attraverso i suoi occhi, potremmo riuscire a cogliere qualcosa che possa parlare anche a noi.
Between You and Me parla di quello spazio sottile che esiste tra un’opera e chi la guarda.
Tra Namjoon e noi.
RM x SFMOMA: Between You and Me aprirà ufficialmente al pubblico il 3 ottobre 2026 e resterà visitabile fino al 7 febbraio 2027, al settimo piano del San Francisco Museum of Modern Art.
Qui il sito dedicato



































