Il designer Jay Songzio firma i costumi scultorei indossati dai BTS durante “BTS COMEBACK LIVE: ARIRANG”.
Songzio, brand di moda d’avanguardia fondato nel 1993, funge da ponte tra Oriente e Occidente ed è celebre per fondere perfettamente la tradizione coreana con l’avanguardia, attraverso simmetria e asimmetria, perfezione e imperfezione.
I suoi capi si distinguono per i volumi scultorei e astratti, evolvendo da linee rigide a drappeggi fluidi.
In occasione del lancio di ARIRANG, Songzio definisce l’estetica del gruppo sintetizzando lo spirito coreano per l’evento a Gwanghwamun Square, a Seoul, con il profilo del Palazzo Gyeongbokgung a dominare lo sfondo. La scena impone una relazione diretta con la storia.
La richiesta del gruppo è chiara: costruire una collezione a partire da una narrazione, articolata sulle figure dei singoli membri. Ne nasce un progetto unico, che combina riferimenti storici e una sensibilità più sperimentale.
Il lavoro non coinvolge solo i sette membri ma anche circa 80 persone, tra danzatori tradizionali, musicisti e cantanti, dove ogni singolo capo si fonde con la performance e il palco, creando qualcosa di molto più concettuale ed espressivo.
La collezione, intitolata “Lyrical Armor”, si ispira all’abbigliamento tradizionale coreano e alle armature dei primi anni della dinastia Joseon. Le silhouette sono scultoree e la palette è monocromatica, ridotta al bianco e al nero come uniche tonalità a colorare i capi della collezione.
Gli abiti non sono semplici costumi di scena ma mezzi comunicativi. Diventano parte integrante della narrazione dello spettacolo, fusa con la scenografia e i movimenti delle coreografie.
Quello che ha preso vita ieri sul palco non è un semplice evento ma una fusione di musica, arte, tradizione, riuscendo a rappresentare perfettamente i messaggi trasmessi nell’ultimo album del gruppo, ovvero radici, identità, memoria, evoluzione.
Attraverso il costume, i BTS vengono inseriti in questo contesto. L’idea si riflette nel design, inquadrando la performance in una linea temporale culturale più ampia. I capi suggeriscono un legame tra l’identità storica e il momento scenico contemporaneo.
Un elemento interessante di questo progetto è che ad ogni membro – RM, Jin, Suga, J-Hope, Jimin, V e Jungkook – è stato assegnato un archetipo e in base alla personalità del membro, viene scelta una figura storica precisa.
Per i ruoli individuali:
- RM, per la sua presenza da leader, è l’eroe.
- Jin, elegante, è l’artista.
- Suga, produttore, è l’architetto.
- J-Hope è un sorigun, cioè un cantore della tradizione popolare.
- Jimin, più delicato, è il poeta.
- V è il seonbi, figura storica assimilabile a un gentiluomo colto.
- Jungkook, con la sua energia, è l’avanguardia.
L’obiettivo del designer Jay Songzio per la collezione “Lyrical Armor” è tradurre il concetto di “guarigione emotiva” in estetica.
“Nella cultura coreana esiste un sentimento chiamato han: difficile da tradurre con una sola parola, è una miscela di dolore, nostalgia e tensione interiore. È legato alla storia del Paese, segnata da guerre e periodi difficili. L’idea era trasformare questo sentimento in una narrazione: i membri diventano figure eroiche, quasi guerrieri, che attraversano tempi turbolenti per arrivare a un futuro più luminoso.”
Il designer ha definito i membri del gruppo come l’incarnazione dello “spirito di una nuova generazione di eroi che porta su di sé la turbolenta storia della Corea”.
Una delle chiare ispirazioni della collezione è l’hanbok, l’abito tradizionale coreano, per le sue forme geometriche e la caratteristica di adattarsi al corpo di chi lo indossa cadendo in modo naturale, fluido e leggero. Insieme ai dettagli ispirati all’armatura, sono nati capi dalle forme geometriche e dalle linee fluide, caratterizzati da sovrapposizioni di tessuti più leggeri dai toni candidi del bianco, come camicie e abiti, su pantaloni classici o cargo e capispalla neri in pelle o tweed, decorati da borchie, per accentuare l’effetto armatura.
Questi elementi si fondono con il drappeggio morbido degli abiti usati da artisti e cantanti tradizionali. Si creano così silhouette che bilanciano rigidezza e movimento: i capi mantengono la loro forma, ma si adattano ai cambiamenti del corpo durante l’esibizione.
L’hanbok viene destrutturato e scomposto per dar vita a capi dalle forme astratte, attraverso volumi e drappeggi. Tuttavia, Songzio riesce a ideare costumi dove gli elementi strutturali tipici dell’hanbok e dell’armatura sono riconoscibili, come il colletto incrociato reinterpretato nel bomber indossato da J-hope o il pantalone di Jimin, arricchito dalle pieghe che rimandano alla Chima (gonna) che compone l’abito femminile o al Cheollik, soprabito maschile a pieghe. La casacca nera indossata da V presenta pannelli geometrici che richiamano la struttura “lamellare” dell’armatura dei guerrieri della dinastia Joseon. Una costruzione modulare analoga definisce anche la giacca in pelle di Suga e il sottogiacca di J-Hope, entrambi costruiti secondo motivi geometrici coerenti con il resto della linea.
L’intenzione iniziale di Songzio di ispirarsi all’armatura tradizionale si modifica in fase d’opera: i primi prototipi rendono difficili i movimenti sul palco, e l’introduzione dell’hanbok conferisce la leggerezza e la fluidità desiderati.
Nascono costumi che bilanciano la forza dell’armatura con la libertà di movimento dell’hanbok.
Altra caratteristica importante dei capi è la stratificazione in più livelli, che consente ai BTS di potersi cambiare direttamente sul palco, senza cambi nel backstage. È sufficiente rimuovere un giubbino o un bomber, che improvvisamente prende vita un nuovo abito pronto per l’esecuzione di una nuova performance.
Il risultato è quindi quello di una magia strutturata ma profonda, frutto della sinergia tra il team creativo e i membri del gruppo. Questi ultimi hanno partecipato attivamente a ogni fase della produzione, intervenendo con modifiche mirate fino a poche ore dall’evento. Gli aggiustamenti dell’ultimo minuto hanno rifinito i look attraverso dettagli preziosi: la sostituzione di alcune decorazioni tradizionali con elementi più simili a gioielli, usando onice nero e inserti metallici per Jimin o dipingere la camicia bianca di Jungkook con un effetto grezzo ispirato alla pittura di paesaggio coreana.
Per i danzatori, Songzio sviluppa capi stratificati e semitrasparenti, costruiti su linee verticali, che si animano con il movimento, interpretando le porte e finestre scorrevoli tipiche dell’architettura coreana. Per musicisti e cantanti, la base resta l’hanbok, rielaborato con tagli asimmetrici e costruzioni patchwork. Il rosso e il bianco naturale introducono un contrasto netto, mentre i drappeggi verdi definiscono il movimento nella parte inferiore.
La collezione Lyrical Armor non si esaurisce dunque nell’estetica: attraverso la stratificazione dei tessuti e il simbolismo degli archetipi, Jay Songzio trasforma l’abito in un dispositivo narrativo. In questa sinergia, il costume smette di essere un accessorio scenico per diventare il punto di unione tra l’eredità storica della Corea e la proiezione futura dei BTS, consolidando un’immagine in cui identità culturale e innovazione visiva coincidono perfettamente.
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