Le risposte di oceanfromtheblue sono state raccolte da Koreami in forma scritta tra luglio e agosto 2026. Il pezzo non ha la forma classica domanda-risposta: le sue parole arrivano in blocchi, e ci è sembrato più onesto lasciarle intere.
È come un faro, un centro a cui posso tornare seguendo la sua luce, non importa quanto lontano possa vagare.
L’assenza
Per essere onesto, gli ultimi due o tre anni sono stati difficili. Continuavo a chiedermi se avrei dovuto continuare a fare musica e se sarei mai più stato in grado di fidarmi ancora delle persone.
Così Kang Juwon, in arte oceanfromtheblue, apre il racconto dei suoi ultimi anni. Lo fa in esclusiva per Koreami, in risposta a una domanda sulla genesi del suo ultimo lavoro, Luv-fi 2026. Per chi segue il suo percorso dal debutto nel 2018, è un’affermazione che pesa: uno dei nomi più riconoscibili del k-r&b introspettivo ha attraversato una fase in cui continuare a fare musica non era più scontato.
La pausa è durata circa due anni. Ha smesso di pubblicare, non di scrivere: c’erano molte questioni personali in corso, ha spiegato, e ha preferito restare lontano dalla sfera pubblica. Quello che lo ha trattenuto dal chiudere davvero non è stata un’intuizione creativa, ma le persone che continuavano a cercarlo e non lo avevano dimenticato — a cui, ha detto, ha sentito di voler restituire qualcosa. Da lì è nato Luv-fi 2026:
Nel bel mezzo di tutto ciò, ho provato a tornare alla mentalità che avevo quando ho iniziato. Mi sono chiesto perché avessi cominciato a fare musica e che lato di me volevo mostrare alla gente. Le canzoni su cui stavo lavorando durante quel processo si sono naturalmente riunite in Luv-fi 2026.
La trilogia
Luv-fi 2026 chiude la serie con cui era cominciato tutto. Il primo capitolo, Luv-fi (2018), esce il 12 marzo 2018: dieci brani per diciotto minuti, title track Super Mario, la gran parte delle tracce prodotte da GILLA. Il secondo, Luv-fi 2020, arriva a novembre 2020. Poi il nome resta fermo per oltre cinque anni, mentre la discografia si allarga in ogni altra direzione possibile. Questo terzo capitolo conta nove brani.
Il metodo, racconta, è sempre stato lo stesso: ogni Luv-fi costruito con un solo produttore, e per questo terzo ha richiamato KION, con cui aveva già lavorato. Di quel periodo dice di ricordare soprattutto le cose minime — mangiare insieme, parlare di musica, stare nello studio.
Il risultato non è una rottura sonora, ed è una scelta dichiarata: KION ha registrato con strumenti fisici, senza campionamenti né versioni virtuali, per ottenere quella consistenza calda e volutamente datata che nei primi Luv-fi era invece un effetto della compressione. Lo spostamento vero è altrove. Come spiega Juwon a Koreami:
Il mio modo di raccontare le storie che ho dentro non è cambiato. Ma i pensieri, le esperienze, le cose che voglio dire sono cambiate nel tempo. Se si ascolta Luv-fi 2026 fianco a fianco con i precedenti, si avverte una differenza netta nel suono, soprattutto nelle voci e nei testi.
Nelle voci e nei testi: è lì che ha lavorato. Lo ha precisato anche altrove — in passato scriveva storie molto dettagliate e personali, questa volta ha ridotto quel livello di dettaglio, cercando melodie più facili da seguire e da cantare, per una musica che si possa attraversare invece di dover ascoltare frontalmente. La texture, ha detto, resta coerente con i lavori precedenti.
Il nome
Prima del 2018 firmava semplicemente Ocean, e il cambio nasce da una ragione prosaica: di musicisti con quel nome, su SoundCloud, ce n’erano troppi. Il blue che ha aggiunto non è quello del mare, ma quello dell’umore: lo ha spiegato lui stesso ricordando che in inglese la parola indica anche la malinconia, e che secondo lui il cuore di una persona è luminoso in superficie e porta dentro qualcosa di più cupo. Il nome, ha aggiunto ridendo, gli costa più di un quarto d’ora di spiegazioni ogni volta che qualcuno glielo chiede.
L’immagine oceanica, invece, la usa per descrivere la musica: lui rimane lo stesso oceano, ha detto; è l’aura che emana a cambiare col passare del tempo — stessa persona, musica che evolve con le stagioni della sua vita.
Nato nel 1993, ha iniziato con una band della scuola media, alla voce, e ha continuato fino ai vent’anni, quando è rimasto l’unico dei membri a non aver scelto un’altra strada. A ventuno anni faceva busking con la chitarra tra Hongdae e la zona della Konkuk University; ha proseguito lo studio della composizione anche nei ritagli di tempo del servizio militare, per riprendere subito dopo il congedo. L’R&B lo ha incontrato al secondo anno di liceo, colpito dall’uso dell’Auto-Tune nei brani di T-Pain; poi Chris Brown, che indica come influenza assoluta.
Nel 2016 ha iniziato a caricare le prime tracce su SoundCloud (trovate il suo profilo [qui]), quando firmava ancora Ocean: il canale YouTube We Love K-pop, che pescava k-indie proprio da lì, ne ripubblicò due — Baby e Wish — e da quel momento il pubblico straniero ha preceduto quello coreano. Nessuna apparizione in televisione, nessuna campagna di marketing: la prima visibilità internazionale è arrivata due anni prima del debutto ufficiale.
C’è un episodio che racconta meglio di qualsiasi dato che cosa siano stati quegli anni. Una coppia di trentenni gli scrisse di aver superato una crisi di divorzio ascoltando Super Mario, la title track del primo Luv-fi. Disse che gli aveva fatto un certo effetto: scoprire che una canzone può pesare sulla vita di qualcuno lo aveva convinto a lavorare con più dedizione.
Quando serve un’altra voce
I featuring, nella sua discografia, sono pochi ma di peso. A Koreami ha spiegato il criterio con cui li seleziona, da Close to You con sunwoojunga al contributo di Jason Lee al sassofono in ordinary love, e il criterio è dichiaratamente restrittivo:
Chiedo a un altro artista di collaborare solo quando lo ritengo veramente necessario. Alcuni artisti hanno ospiti nella maggior parte dei loro album e raramente pubblicano canzoni da soli. Io ho un desiderio più forte di raccontare le mie storie con la mia voce. Ci sono momenti in cui sento chiaramente la voce di un altro artista in una parte particolare di una canzone. Provo a riempire quella parte da solo prima, e se sento ancora che manca qualcosa, invito quell’artista. Penso che sia per questo che quelle collaborazioni tendono a fondersi in modo così naturale.
È una posizione più radicale di quanto sembri, in una scena dove il featuring è spesso uno strumento di posizionamento: l’ospite arriva solo dopo un tentativo fallito di fare da soli. E si tiene insieme con un’altra cosa che ha detto di sé — che non ha il carattere per inventare quello che non ha vissuto, e che si autocensura molto: prima di chiudere un testo si chiede più volte se riuscirà davvero a cantarlo davanti ad altri.
Più tardi nel 2023 è arrivato il mixtape NEWRNBERA — da leggere «New RnB Era» — un lavoro orientato a riscoprire le radici classiche del genere attraverso collaborazioni con figure storiche della scena hip hop coreana come Paloalto e The Quiett. Sul titolo, però, ha subito ridimensionato: non pensa di essere lui l’inizio di quell’era, ha detto, gli piacerebbe piuttosto esserci quando si aprirà.
Il faro
Uscito il 2 febbraio 2023, il disco omonimo oceanfromtheblue resta il punto cardinale della sua discografia — ed è costruito con il metodo opposto a quello dei Luv-fi: dodici tracce assemblate in forma di song camp con dieci produttori diversi, più i contributi vocali di Yeeun (ex CLC), sunwoojunga e Kuhyun. La ragione l’ha spiegata all’epoca: lavorando da solo incontrava continuamente dei limiti e voleva andare oltre, e per questo ci volle molto tempo e molte persone. Era un’idea che covava da anni — già alla fine del 2019 diceva di voler passare, prima o poi, a un lavoro collettivo in forma di song camp.
Quell’album è diventato un altro pilastro importante del mio lavoro insieme alla serie Luv-fi. È come un faro, un centro a cui posso tornare seguendo la sua luce, non importa quanto lontano possa vagare. (…) Poiché è un album omonimo, lo considero l’album che mi rappresenta più onestamente. Penso che avere quella base sia anche ciò che mi permette di esplorare con audacia generi e stili diversi.
«L’album che mi rappresenta più onestamente», dice — e la traccia in cui quella formula si vede meglio è Brother, dedicata al fratello minore autistico. Aveva provato a scriverla più volte negli anni precedenti senza riuscirci. Forse, ha detto all’uscita del disco, è perché ora è nei suoi trent’anni che è riuscito a esprimere quei sentimenti in modo appropriato e non eccessivo.
Il palco
Dal 2022, Juwon ha impostato le sue esibizioni dal vivo attorno a una band di cinque elementi: se stesso, basso, chitarra, batteria e tastiere. La dimensione lo-fi dei dischi si traduce sul palco in un impatto marcatamente neo-soul. Il tour europeo Way to Blue del 2023 ha attraversato quattordici città — comprese Madrid, Zurigo, Londra e la splendida, intima (fidatevi, c’ero) data milanese alla Santeria Toscana 31 —, consolidando la tenuta della sua musica anche di fronte al pubblico internazionale.
Nel 2024 è arrivata la registrazione dal vivo di 25 per la piattaforma internazionale COLORSxSTUDIOS, un’esibizione vocale registrata in presa diretta in un’unica sessione.
La libertà
Il confronto con Koreami ha toccato anche il significato attuale della sua maturità artistica, dopo otto anni di attività:
Questa domanda mi ha fatto riflettere profondamente su cosa significhi realmente la libertà. Penso che sia un concetto molto difficile. La libertà che avevo in passato e la libertà che ho ora sono diverse, e ognuna porta con sé il suo disagio e la sua ansia. (…) Penso che continuerò a essere un artista che continua ad andare avanti in quella tensione costante, catturando quella lotta ed esprimendola attraverso la musica.
Il futuro
La trilogia si chiude, la produzione no: nei mesi successivi all’uscita ha annunciato una serie di singoli per il resto dell’anno, un album di direzione completamente diversa da Luv-fi 2026 e un tour asiatico, che vedrà una prima tappa a Bangkok il prossimo 5 settembre, con l’auspicio di tornare presto in Europa. Quello che resta aperto è un’altra cosa:
Non ho ancora piani specifici, ma Luv-fi è sempre stata una serie alla quale so di poter tornare un giorno, quando il momento sarà giusto. Se mi concentro su ciò che ho davanti senza fretta, sono certo che alla fine mi ritroverò a creare il prossimo capitolo. (…) Fino ad allora, spero che tutti continuino ad ascoltare Luv-fi 2026. Per creare un nuovo capitolo che sembri allo stesso tempo familiare e nuovo, continuerò ad avere esperienze diverse e a raccogliere nuovi materiali lungo la strada.
E il punto è proprio questo: la trilogia si chiude, la serie no. Luv-fi 2026 non è il disco di un ritorno trionfale né di una svolta — è quello di qualcuno che, dopo due anni passati a chiedersi se valesse la pena continuare, ha risposto tornando al punto di partenza per verificare che ci fosse ancora qualcosa. C’era. Il faro è lo stesso, la luce arriva più calda, e il gesto vero — in un genere che premia la riconoscibilità — è stato accettare di restare in quella tensione invece di risolverla. Del resto lo aveva già detto anni fa, definendo la propria musica come coesistenza di gioia e tristezza: anche nei brani più luminosi, ha spiegato, cerca di far emergere la malinconia che ci sta dentro, e stima che circa il trenta per cento di chi lo ascolta se ne accorga. Io sicuramente rientro in questa percentuale.
Intervista esclusiva a cura di Elisa Gambino per Koreami.
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