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«Per strada la gente può semplicemente andarsene» _JOJE_ e l’_arte di farla restare_ | Intervista

Elisa
By Elisa
17 Min Read

Il chitarrista sudcoreano vive tra il Regno Unito e la Corea. A settembre era a Genova: a Koreami racconta il suo nome, la strada e il nuovo singolo in arrivo

Aprite uno dei video di JOJE su Instagram. Quasi sempre lo trovate in mezzo alla gente, con una chitarra elettrica a tracolla e tanti telefoni alzati intorno. Suona un giro di accordi, preme un tasto, e quel giro continua a suonare da solo. Sopra ci aggiunge una seconda chitarra, poi la tastiera, poi l’assolo. Alla fine c’è un brano intero, costruito lì, davanti a tutti, con le sole mani.

Questa tecnica si chiama live looping. La loop station registra un frammento e lo ripete all’infinito, così chi suona da solo può sovrapporre una parte all’altra e arrivare a suonare come una band.

JOJE è sudcoreano, divide il suo tempo tra il Regno Unito e la Corea e pubblica singoli dal 2021. Quest’anno ha portato la sua chitarra nei festival di cultura coreana in Europa: ad agosto in Svizzera, al JINJJA Korea Festival di Gland, a settembre a Genova, per Korea On. In Italia era già venuto l’anno scorso, per un concerto a Milano. Due volte qui, e lo conosciamo ancora in pochi.

Nel nome di Josée

Per chi è coreano, JOJE è un nome familiare. 조제 è Josée, la protagonista di Josée, la tigre e i pesci, il racconto giapponese di Seiko Tanabe diventato film nel 2003 e, nel 2020, sia un film d’animazione sia un remake coreano, e Joje è come suona in coreano. Gli ho chiesto se il collegamento fosse voluto.

Un collegamento c’è davvero. Ho preso il nome JOJE proprio da Josée, la protagonista di “Josée, la tigre e i pesci”

Di quel personaggio mi è rimasto il suo atteggiamento verso la vita. Vive con una disabilità e ha limiti molto chiari nella sua vita, e c’è anche una tristezza nel sapere che la storia non porta necessariamente a un lieto fine. Ma anche con questa realtà, cerca comunque di trovare la felicità nel presente e di godersi i momenti che ha.

Quell’atteggiamento mi ha davvero commosso. Mi piaceva l’idea di trovare la felicità nel presente anche quando sai che la vita non sarà sempre facile, né andrà esattamente come vuoi tu

La locandina di "Josè, la tigre e i pesci"
La locandina di "Josè, la tigre e i pesci"

Col tempo, il nome è diventato molto più di un semplice riferimento a un personaggio. È diventato il nome attraverso cui ho costruito la mia vita e la mia identità di artista.

 

Una chitarra per essere stiloso

L’inizio è molto meno poetico, e lui è il primo a riderci su. A una pagina brasiliana dedicata alla musica coreana ha raccontato di aver preso in mano la chitarra elettrica perché un amico, mentre suonava, gli sembrava stiloso, e perché sperava che funzionasse anche con le ragazze.

Da lì la musica è diventata una cosa seria, poco alla volta.

Non credo ci sia stato un momento preciso in cui ho deciso all’improvviso che la musica sarebbe stata la mia vita. È successo gradualmente. La musica è diventata qualcosa a cui continuavo a tornare, e col tempo ho capito che volevo passare la vita a crearla e suonarla, invece di limitarmi ad ascoltarla

I chitarristi su cui si è formato vengono tutti da fuori dalla Corea.

Sono sempre stato attratto da chitarristi e artisti con radici nel blues, come Stevie Ray Vaughan, John Mayer e B.B. King. Li ho ascoltati moltissimo, e credo che la loro influenza si senta ancora nel modo in cui mi approccio alla chitarra

Per un periodo John Mayer è stato il suo eroe. Se dovesse farci ascoltare un solo brano, sceglierebbe Gravity: «Rappresenta molto di ciò che amo nel suonare la chitarra: non deve essere troppo complicato per essere espressivo e potente».

Il paradosso lo nota lui stesso.

Curiosamente, però, la musica che faccio oggi è piuttosto diversa da quella di John Mayer. Credo ci sia una certa ironia in questo. La sua musica ha avuto una grande influenza su di me, ma forse, proprio perché sono sempre stato attento a non diventare semplicemente la copia di un artista che ammiravo, ho sviluppato gradualmente il mio modo di fare musica. Guardandomi indietro, credo che quel desiderio di non essere una copia possa essere stato, in realtà, una delle cose che mi hanno aiutato a sviluppare la mia identità di artista

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La strada

Nella bio del suo Linktree, JOJE si definisce singer-songwriter, busker, viaggiatore e food fighter. Gli ho chiesto di spiegarmele una per una.

“Busker” viene dal fatto che suonare per strada è stato una parte importante del mio percorso. Mi ha insegnato a comunicare direttamente con le persone, comprese quelle che non avevano mai sentito la mia musica.

“Traveler” a questo punto è quasi inevitabile. Una grande parte della mia vita consiste nello spostarmi tra paesi, suonare, conoscere persone e scoprire posti nuovi attraverso la musica.

La strada gli ha insegnato la lezione più dura per chi suona.

Il busking ti insegna molto in fretta se alle persone interessa davvero quello che stai facendo. Su un palco normale, le persone hanno già deciso di venire a vedere un’esibizione. Per strada, possono semplicemente andarsene. Devi catturare la loro attenzione, comunicare con loro e far sì che vogliano restare. Mi ha anche insegnato a non avere paura dei momenti imperfetti. A volte succede qualcosa di inaspettato, qualcuno ti parla, l’ambiente cambia o il suono non è perfetto. Impari a reagire e ad andare avanti

Per strada, poi, ha capito una cosa che vale doppio per chi suona senza cantare: «Un’esibizione non riguarda solo suonare le note giuste, riguarda creare un legame con le persone che hai davanti».

L’ultima parola della bio è la più sua.

E “food fighter” è probabilmente quella più personale. Amo davvero il cibo. Quando viaggio, scoprire cosa mangiano le persone del posto per me è importante quasi quanto scoprire il luogo stesso. Quando si tratta di cibo, posso essere sorprendentemente competitivo

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Una band in due mani

Sul palco porta chitarra elettrica, tastiera e loop station, e ogni strumento ha un compito preciso.

Sì. Ogni strumento ha il suo ruolo, e non li uso solo perché suonano in modo diverso. La chitarra è al centro della mia esibizione perché può portare insieme armonia, ritmo e melodia. La tastiera e gli altri suoni mi permettono di ampliare l’arrangiamento e creare texture diverse

Dove di solito c’è una voce, nei suoi live c’è la chitarra a portare la melodia. Il resto lo costruisce un pezzo alla volta.

L’idea principale del mio show di live looping è che costruisco la musica dal vivo sul palco. Invece di suonare semplicemente sopra una base già finita, creo e sovrappongo da solo le diverse parti, così il pubblico può vedere davvero la canzone che si costruisce davanti ai suoi occhi.

Questo significa anche che ogni concerto può essere leggermente diverso. Ho una struttura per l’esibizione, ma lascio sempre un po’ di spazio all’atmosfera del locale e alla reazione del pubblico

Ecco di nuovo il presente di Josée: un brano che non esiste prima che lui lo suoni, e che la sera dopo sarà un po’ diverso. Il live looping è anche il punto in cui è cambiato di più.

Credo che il cambiamento più grande sia che, gradualmente, mi sono concentrato molto di più sull’esperienza dal vivo. Il live looping è diventato una parte molto importante di questa evoluzione. Mi ha permesso di prendere l’idea di un’esibizione in solo e trasformarla in qualcosa di molto più grande, senza bisogno di una band completa sul palco

Fare tutto da solo

Da artista indipendente, gran parte del lavoro avviene dietro le quinte. Mi occupo dei rapporti con gli organizzatori, del booking, dell’organizzazione dei viaggi, dell’attrezzatura, della promozione e dell’esibizione stessa.

A volte può essere decisamente sfiancante, ma mi piace anche l’indipendenza. Posso costruire il mio percorso e decidere che tipo di artista voglio diventare, invece di aspettare che qualcun altro decida dove dovrei andare

Quando gli chiedo cosa gli abbia insegnato questa strada, mi risponde con franchezza

Allo stesso tempo, essere indipendente mi ha insegnato anche l’altra faccia di quella libertà. A volte mi chiedo come sarebbe stato il mio percorso se avessi avuto accanto qualcuno che mi guidasse più da vicino, che mi aiutasse a dare forma alle mie idee o mi spingesse a rifinire certe cose. C’è uno strano contrasto: avere la libertà totale è prezioso, ma anche avere la guida giusta può aiutarti a crescere in modi che da solo potresti non scoprire.

Comunque non rimpiango la strada che ho preso. Mi ha reso quello che sono oggi, e per ora voglio solo fare del mio meglio con le scelte che ho fatto e continuare ad andare avanti

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Un pubblico che arriva per il k-pop

I festival in cui suona JOJE mettono insieme mondi diversi. A Gland, ad agosto, la serata live era sua, di KISU, ex voce dei 24K, e di DJ JINUUU. A Genova, un mese dopo, il cartellone teneva insieme k-pop, coreografi, taekwondo e hanbok.

Quello che rende questi eventi particolarmente interessanti per me è che non riguardano solo la musica. Riuniscono persone interessate alla Corea, al k-pop, alla cultura coreana e alla cultura pop asiatica, quindi posso incontrare pubblici molto diversi

Chi arriva per il k-pop spesso non sa cosa aspettarsi.

Molte persone mi scoprono attraverso eventi legati alla cultura coreana o al k-pop, quindi non necessariamente si aspettano di vedere un cantautore che suona con una chitarra elettrica e una loop station. Ma quando vedono la musica costruita dal vivo, la reazione può cambiare molto in fretta.

Questo mi spinge anche a mantenere l’esibizione interattiva. Non voglio che le persone abbiano la sensazione di guardare semplicemente qualcuno che suona delle canzoni. Voglio che sentano di far parte di quello che succede sul palco.

Allo stesso tempo, non voglio cambiare la mia musica solo per adattarla a un pubblico in particolare

Una musica senza parole, davanti a platee che parlano lingue diverse, ha un vantaggio, e lui lo ha detto ai fan brasiliani: le sue esperienze gli hanno mostrato «che la musica può connettere le persone anche quando non parliamo la stessa lingua».

Per un musicista coreano che non fa k-pop, questi festival sono oggi una delle porte più concrete verso l’Europa: un palco, una platea già curiosa della Corea e la possibilità di conquistarla un concerto alla volta. Sono però eventi giovani, Korea On era alla seconda edizione, e dipendono da associazioni e organizzatori locali. Se il circuito crescerà, il percorso di JOJE potrà diventare una strada battuta anche da altri musicisti della sua generazione. Se resterà piccolo, la sua carriera europea continuerà a costruirsi data per data, busking per busking.

Due volte in Italia

La prima volta è stata Milano, l’anno scorso. La seconda Genova, a settembre.

Sono stato davvero felice di tornare in Italia e di conoscere un’altra città e un altro pubblico. Quello che ricordo di più è l’energia delle persone e la sensazione di riuscire a entrare in contatto con un pubblico italiano attraverso la musica. Mi è piaciuto molto anche vivere Genova in sé. Da artista che viaggia molto, cerco sempre di vivere un posto al di là del solo locale e dell’hotel.

Dopo un concerto, il suo piatto ideale è «qualcosa con tante proteine e carboidrati. Dopo un concerto lungo, di solito ho una fame enorme». Gli ho chiesto di scegliere tra pesto e focaccia. «Focaccia. Ma onestamente, perché sceglierne solo una?»

Cosa arriva adesso

Dal 2021 JOJE ha pubblicato una serie di singoli: I Don’t Know You, Take Me to You, I Wish, It Was a Good Time, Lie, We’re e, nel 2024, Shimmer. Lie parte da un’idea che, ai fan brasiliani, ha spiegato così: «Credo che a volte la persona più facile da ingannare siamo noi stessi».

Adesso sta lavorando a un brano nuovo.

Sto lavorando a una nuova canzone che si chiama Lonely [Echo of Silence], e il mio obiettivo è pubblicarla prima della fine di quest’anno. Mi sto prendendo il mio tempo perché voglio che la canzone rifletta dove mi trovo adesso, sia a livello personale sia musicale

La parola che sceglie per descriversi oggi è evolving, in evoluzione.

Non credo di aver ancora raggiunto una versione definitiva di JOJE. Sto ancora imparando, viaggiando, creando e trovando nuovi modi per entrare in contatto con le persone attraverso la musica

Ai lettori di Koreami lascia un invito:

Ai lettori italiani che mi scoprono attraverso questa intervista: grazie per essere curiosi della mia musica. Spero che un giorno possiate venire a vedere un live show di JOJE. Mi piacerebbe incontrarvi, che sia a un festival, su un palco o anche in un posto inaspettato.

 

Tre porte

Shimmer, il singolo più recente · Lie, e le bugie che raccontiamo a noi stessi · I Wish, uno dei primi singoli

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Sociologa dentro e accademicamente, "ex corporate girl, ora quota rosa in una start up innovativa" fuori. Le mie prime foto da bambina mi ritraggono già con le cuffione gialle sulle orecchie, ascoltavo i Simple Minds e i Tears for Fears. Vivrei di kimchi. C'è altro? Ah sì: INTJ-T. O cancro ascendente vergine, che praticamente è la stessa cosa. Dal 2026 Honorary Reorter di Korea.net